Vincere il bullismo partendo dal rispetto

Uno dei miei principi cardine é il rispetto degli altri o detto più esplicitamente con le mie parole: ” fai agli altri ciò che vorresti facessero a te “.

“Prima di comportarti in un certo modo con un’altra persona, prova a metterti nei suoi panni.
Ti piacerebbe essere trattato nello stesso modo?”

Non ricordo nemmeno io, quante migliaia di volte ho ripetuto queste parole, ai miei tre figli e ai miei numerosi alunni.

Anzi vi dirò di più.

Alcune volte ho sfruttato queste mie parole per risolvere una situazione difficile.

Vi faccio un esempio: insegnavo in una classe, che avevo ereditato da una collega andata in pensione.

Seconda media (allora si diceva così), diversi casi problematici, ma uno in particolare che io conoscevo già per la sua fama per varie vicende extrascolastiche.

Pluriripetente, con un fisico che lo faceva sentire ancora più “forte”, rispetto agli altri che subivano quotidianamente le sue prepotenze.

L’impatto con me fu diretto e da battaglia aperta, ma ben presto, capì che io avevo percepito il suo disagio e avrei preteso un bel miglioramento da parte sua.

Bene.

In mia presenza il ragazzo, cambiò, dimostrando di poter migliorare anche nell’apprendimento.

Ma nei momenti in cui , io non c’ero riemergeva il “vecchio” bullo che utilizzava le parole e le offese subdole, come armi per mantenere il ” controllo” sui suoi compagni.

Una mattina, entrai in classe e misi in pratica il principio che avevo sostenuto fino ad allora, ma al contrario.

Autorizzai tutti i compagni di classe a trattare lui, nello stesso modo.

Nessuno sarebbe stato punito.

Non tardò ad arrivare la reazione che aspettavo con ansia.

Il ” bullo” mi aspettò sulla porta per lamentarsi, quasi piangendo delle brutte parole che gli erano state rivolte, dell’essere stato preso in giro e così via.

Quella mattina insegnai ben poco delle mie materie.

Ma tenni una ben più importante lezione di vita.

Finalmente anche lui aveva capito: non gli era piaciuto essere trattato così dai compagni.

A dir la verità nemmeno a loro era andato a genio di agire in questo modo.

Ma come dice il proverbio: ” a mali estremi, estremi rimedi”.

Non dico che la soluzione sia sempre così semplice.

Né tantomeno che si riesca a risolvere i problemi, salvando capra e cavoli.

Ma l’educazione al rispetto deve partire dai primi anni di vita dei bambini e aggiungerei che noi adulti, dobbiamo essere il più importante esempio.

Vi dico la verità.
Più volte, in questi ultimi anni mi sono “pentita” di aver educato i miei figli in questo modo.

La società in cui siamo immersi premia spesso gli spavaldi, i pieni di sé, i furbi e chi più ne ha più ne metta.

Ma anche se in alcuni momenti ho fatto di loro delle mosche bianche, alla fine il sentirsi dire da tutti, dalla scuola a tutte le altre occasioni di scambio con gli altri, che sono dei ragazzi straordinari per il rispetto che hanno degli altri, mi ha tolto ogni dubbio.

“Il rispetto… è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.”
(Annie Gottlieb)

Parola di Mastrogessetto!

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