Un’estate di libri: “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie

Devo ammettere che a me è sempre piaciuto osare con i miei alunni, nel senso che ho cercato di stimolare la loro curiosità nel cercare di sperimentare cose nuove nel campo dell’apprendimento e perché no, della lettura.
Ma,quella volta, che proposi di leggere “ Dieci piccoli indiani” alla mia classe, terza media, fui, subito dopo, assalita da qualche dubbio.
Perché, si chiederà chi non ha letto il libro.
Pensai che qualcuno di loro poteva avere qualche ripercussione negativa.
Così mi affrettai a precisare, che questa lettura, durante le vacanze natalizie, poteva essere fatta solo da chi non era troppo suggestionabile.
E naturalmente, aggiunsi, dopo aver consultato i genitori.

Del resto avevamo affrontato il giallo come tematica prevista dal programma.
E quale altro giallo non rasenta la perfezione
se non questo capolavoro della mia adorata Agatha Christie?

Per la verità, non furono in molti a leggerlo, sei o sette, come mi comunicarono al rientro a scuola.
Ma questo esiguo gruppetto era rimasto talmente affascinato dal romanzo, che voleva avere altri titoli di opere scritte dalla famosa giallista.

E proprio in queste vacanze estive, il capolavoro in questione è stato preso in mano da mio figlio, di poco più grande dei miei alunni di allora.
Il professore di lettere lo ha proposto come libro da leggere,classico esempio del genere giallo.
Da qui l’ispirazione a suggerirlo anche a voi amici di Mastrogessetto per dei figli adolescenti anche “allergici” alla lettura.

Rilassatevi (si fa per dire!).

Sentite già i brividi?

Si parte!

La scheda di lettura di “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

Autore: Agatha Christie

Titolo :Dieci piccoli indiani

Editore: Oscar Mondadori

Età di lettura consigliata: da 14 anni in poi.

Genere: romanzo giallo

Ambientazione: una villa in un’isola deserta

Personaggi: dieci persone che non si conoscono fra loro(anch’io sono d’accordo con l’omettere l’elenco dei personaggi, come sviene scritto nel testo originale).

Qualche notizia sull’autrice

Chi era

Il suo vero nome era Agatha Mary Clarissa Miller.
Nacque a Torquay, nel Devonshire, in Inghilterra il 15 settembre 1890.
La sua famiglia, che poi cadde in disgrazia, all’inizio era una ricca famiglia borghese.
La piccola Agatha non frequentò la scuola e fu istruita dalla madre, che era molto eccentrica e raccontava alla bambina e agli altri figli storie molto particolari, con credenze esoteriche e paranormali e comunque piene di suspense.
Fin da bambina, fu un’appassionata lettrice,amando, fra gli altri, Arthur Conan Doyle.


Ben presto si dedicò lei stessa alla scrittura, anche se all’inizio, non riuscì a pubblicare le sue opere.


Conobbe un aviatore, Archibald Christie, che divenne il suo primo marito, da cui ebbe la sua unica figlia.
Il matrimonio con lui fu molto turbolento e si concluse con il divorzio nel 1928.
La scrittrice, che aveva scelto inizialmente un nome d’arte per pubblicare i suoi libri, successivamente usò il suo primo nome (Agatha) con il cognome del marito, come era usanza ai suoi tempi.


Riuscire a sintetizzare in breve una vita così intensa e che la vide, in maniera diversa, partecipe alle due guerre mondiali, non è facile.
Per quanto riguarda la prima guerra, la scrittrice lavorava come infermiera volontaria in un ospedale che accoglieva anche i feriti dal fronte.
Lì approdavano anche tanti rifugiati belgi ed è probabilmente anche a loro che si ispirò, successivamente, per l’invenzione di uno dei suoi due grandi personaggi, Hercule Poirot.
Ma sempre all’ospedale di Devon, iniziò a studiare per assistente farmacista.
Imparò a preparare i farmaci e le lozioni e apprese l’ “arte” dei veleni,che perfezionò , quando allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, si offrì nuovamente come volontaria.
Ebbe un secondo marito, archeologo che seguì spesso nelle sue spedizioni in Medio Oriente.
Questi luoghi fecero spesso da sfondo ad alcuni dei suoi romanzi.
Con lui visse felice fino alla sua morte che avvenne il 12 gennaio 1976.

Come inizia la storia

Otto persone, vengono invitate, per svariati motivi in una piccola isola dalla forma di una testa di un negro,Nigger Island.
L’invito è stato inviato loro da un certo signor Owen, proprietario dell’unica abitazione sull’isola.
Gli invitati non si conoscono.
Arrivano sull’isola e scoprono che il padrone di casa non c’è.
Ad aspettarli trovano solo due coniugi,assunti come domestici ma che, a loro volta, non hanno mai incontrati i proprietari della villa.

E qui mi fermo.

Per qualsiasi libro giallo e in particolare per questo, il lettore deve scoprire le cose da solo, a mano a mano che si svolge la trama.

Curiosità

  1. Il tema della camera chiusa
    L’autrice ha utilizzato questo stratagemma nei suoi romanzi più belli, come “Assassinio sull’Orient-Express”, “Un delitto in cielo”,”Poirot sul Nilo” e altri , oltre naturalmente a quello che stiamo prendendo in esame.
    La scrittrice presenta tutti i personaggi, che si trovano in quel momento, chiusi in un luogo senza uscita.
    Uno di loro viene ucciso e di conseguenza l’assassino è sicuramente uno di loro.
    In questo giallo abbiamo in più la variante dell’assenza di un detective:ogni personaggio incarna al tempo stesso la figura di vittima, assassino e detective stesso.
  2. La filastrocca
    Dieci piccoli negretti
    se ne andarono a mangiar:
    uno fece indigestione,
    solo nove ne restar.
    (…)
    e nessuno ne restò.”

    Così si conclude la filastrocca che è appesa alle pareti di ognuno degli ospiti.
    Il verso finale (“e nessuno ne restò”) nella variante italiana ” (… e poi non rimase nessuno”) è il sottotitolo dell’opera.
  3. Titolo originale
    Il titolo originale con cui uscì l’opera, nel 1939, fu “ Ten Little Niggers“; in realtà la filastrocca si riferiva ad una canzone statunitense, scritta nel 1868 da Septimus Winner, anch’essa pubblicata in primis con lo stesso titolo Ten Little Niggers”, ma poi trasformato in “Ten Little Indians”. La stessa cosa accadde al titolo del romanzo.
  4. Film tratti dal romanzo
    Il primo film fu realizzato nel 1945 e poi ne furono girati molti altri, fino ad arrivare ai giorni nostri. Alcuni riprendono in modo fedele la trama del romanzo, altri si sono liberamente ispirati ad esso come “Nella mente del serial killer” del 2004.
  5. Teatro
    La Christie in persona, si occupò di adattarlo ad una trasposizione teatrale, con una modifica sul finale.
  6. Videogiochi
    Perfino i produttori di videogiochi ne hanno realizzato uno, nel 2005, ispirato al romanzo.
  7. Agatha descrisse questa opera “come il più arduo dei suoi libri da scrivere”.

Perché far leggere questo libro ai vostri figli

Se i suddetti motivi non vi bastano posso aggiungerne altri.

  • E’ un classico che non può mancare nel bagaglio culturale di uno studente che ha affrontato il genere giallo perché è un’opera che rasenta la perfezione.
  • Testo molto accattivante che spinge ad andare avanti con la lettura, pagina dopo pagina.
  • Un esempio di bella scrittura da tener presente, se si devono cimentare in qualcosa di simile.

E poi vi potrei elencare molte altre cose.

Non ritengo opportuno farlo e forse avrete capito che io sono un’appassionata di gialli e nutro una profonda ammirazione per la geniale scrittrice inglese.

Se anche voi appartene ai “followers” di Agatha Christie non servono ulteriori stimoli;se invece non siete amanti del giallo o della scrittrice in particolare, fate fare un assaggio ai vostri figli della sua produzione scritta con questo capolavoro.
Chissà che anche voi non cambiate idea.

Parola di Mastrogessetto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com