Paese che vai, superstizione che trovi

Edgar Allan Poe intitola uno dei suoi racconti più celebri “Il gatto nero”.
Lo scrittore americano, narra le vicende dal punto di vista di un omicida condannato a morte.

L’uomo racconta di aver provato, da sempre, una passione per gli animali e fra gli altri possiede un gatto nero di nome Plutone.
Sempre più stravolto dal vizio del bere, il narratore-protagonista arriva ad uccidere il gatto.
Lo sostituisce con un altro, molto simile.
Sul finale sarà proprio quest’ultimo a smascherare l’omicida, che nel frattempo ha ucciso anche la moglie.
Questa è la trama, detta molto brevemente.

Ma, sono sincera, la lettura di questo racconto, non la consiglio molto per la sua crudezza e il fatto che certo non porta a rilassarsi.

Da qualcuno Poe è stato definito “autore maledetto”.
in realtà nessuna etichetta riesce ad esprimere, pienamente, una piccola parte della tenebrosa, dirompente creatività di questo genio del brivido.
Il suo racconto, tornando al nostro tema, si sviluppa tutto intorno alla carica negativa di questo Plutone, il suo gatto nero.

Perché il colore nero del suo pelo è indice di sfortuna?

Questa credenza da dove nasce?

E inoltre: la troviamo ovunque?

Ci sono delle credenze particolari che contraddistinguono una nazione?

Mettetevi comodi.

Qualche minuto per leggere.

Si parte!

Il gatto nero e altre credenze in alcuni paesi del mondo

A questo punto, visto che ho già parlato molto di quella che è una delle credenze più famose, cerchiamo di saperne di più.

In modo particolare, volete venire a conoscenza da dove nasca l’idea che un gatto nero porti sfortuna?

Per capire questo dobbiamo andare indietro fino al Medioevo.
All’epoca , si usavano le carrozze, per gli spostamenti e poteva capitare che nelle strade buie, i cavalli potessero essere spaventati dagli occhi dei gatti neri o da un loro improvviso attraversamento.
Da qui la leggenda che i gatti neri fossero controllati direttamente dal demonio.

Anche un Papa, nel 1200, dette il suo bel contributo, ribattezzando l’animale in questione, come fedele amico delle streghe, dando il via ad una caccia spietata.

Il colore nero, simbolo di lutto, i suoi occhi gialli che incutevano paura dettero delle basi solide a questa credenza che è arrivata fino ai nostri giorni.

E pensare che i gatti , in generale, compresi quelli neri, venivano adorati pressi gli antichi egizi. In particolare la Dea Bastet, protettrice della casa, custode delle donne incinte e capace di tenere lontani gli spiriti maligni, veniva rappresentata come un bellissimo gatto nero.

Tornando ai giorni nostri, mentre in Italia, in Spagna e negli Stati Uniti si crede che porti sfortuna, in paesi come la Scozia, L’Inghilterra e il Giappone, tanto per citare alcuni esempi, il black cat è simbolo di fortuna e si pensa che averne uno in casa significhi prosperità.
Voglio ricordarvi, inoltre, che nei paesi anglosassoni un gatto nero veniva addirittura tenuto sulle imbarcazioni come portatore di protezione durante la navigazione in mare.

Proseguendo, per i tedeschi, quando un felino di questo tipo attraversa la strada, si deve tener conto da che lato lo fa: se attraversa da destra a sinistra, porta sfortuna, mentre , al contrario, da sinistra a destra, porterà fortuna.
Un po’ complicato, non trovate?

Non so esattamente quale sia stato il motivo che abbia spinto gli autori, nel 1969, a intitolare una delle più famose canzoni dello Zecchino d’Oro, “Volevo un gatto nero”.
Fatto sta che la canzone ebbe molto successo, anche a livello internazionale.

Quali sono altre superstizioni che in Italia vanno per la maggiore?

Stiliamo un rapido elenco, basato su alcune indagini fatte al riguardo.

Sette superstizioni italiane

  1. Passare sotto una scala
  2. Aprire un ombrello in casa
  3. Appoggiare un cappello sul letto
  4. Farsi sfiorare la punta dei piedi da una scopa
  5. Sale caduto
  6. Olio caduto
  7. Rompere uno specchio

Passare sotto una scala aperta

Si pensa che questa credenza tragga origine dai primi insegnamenti cristiani.
Secondo questi, una scala aperta appoggiata ad una parete formava un triangolo, simbolo della Trinità.

Passarci sotto significava non portare rispetto, avvicinandosi così al Diavolo.
Ancora oggi, molte persone, senza conoscerne il motivo, preferiscono girare intorno ad una scala che incontrano sul loro percorso.

Aprire un ombrello in casa

Alla base di questa superstizione ci sono due origini: la prima, quando presso gli antichi romani , gli ombrelli servivano per ripararsi dalla pioggia ma anche dal sole.
Chi li apriva in casa non portava rispetto al dio Sole e ciò provocava una serie di sventure.
Più avanti, nei giorni nostri, poiché, in casa, si apriva un ombrello, quando il tetto era rotto e lasciava passare la pioggia, automaticamente, questo gesto, è diventato simbolo di sfortuna ali vello economico

Appoggiare un cappello sul letto

Una volta, avendo in casa un malato grave o addirittura moribondo, la famiglia chiamava il medico o il prete.
Questi, per la fretta, spesso, lasciavano il proprio cappello sul letto della persona che andavano a visitare.

Farsi sfiorare la punta dei piedi da una scopa

Quante volte le nonne, durante le pulizie di casa hanno detto di alzare i piedi, perché stavano spazzando con la scopa, altrimenti non vi sareste sposate.
Per le ragazze in cerca di marito, una volta, il toccarsi inavvertitamente i piedi con la scopa, indicava che non erano brave nelle faccende domestiche e di conseguenza da non prendere come moglie.

Sale caduto

Anticamente il sale era preziosissimo, basti pensare che da questo termine deriva “salario”.
Farne cadere dei granelli significava perdere soldi.

Olio Caduto

L’origine è simile a quella del sale.
Anche l’olio, un tempo, era un bene preziosissimo, perciò sprecarne poche gocce veniva considerato un gesto poco conveniente.

Rompere uno specchio

E’ una delle superstizioni più diffuse.
Sette anni di sfortuna sono assicurati nel caso che questo oggetto vi cada in terra.
Sapevate che , ancora oggi, molti attori teatrali non portano sulla scena uno specchio vero, per evitare che si rompa?
Questo perché nella credenza popolare era considerato uno strumento quasi magico: rompendosi si sarebbero “frantumate” anche tutte le immagini che era solito riflettere.

Scaramanzia negli altri paesi

Parliamo un po’ degli inglesi.
In comune con noi italiani hanno le tradizioni della scala, del sale e dello specchio.
Si differenziano da noi non solo per il fatto che il gatto nero porta fortuna, ma anche per altri aspetti.
Ad esempio, per quanto riguarda i numeri , il tredici porta sfortuna , viceversa il 17 porta fortuna e la valenza negativa del tredici è maggiore, come in Italia per il 17, se associato al venerdì.
Noi tocchiamo ferro, per evitare che ci accada qualcosa di spiacevole, mentre gli inglesi bussano sul legno, per avere fortuna, quando parlano di qualcosa che deve accadere.

Ma c’è una credenza tutta british che è molto famosa e riguarda la gazza.
Infatti vedere uno solo di questi uccelli porta sfortuna, vederne due, invece, porta bene.
Nel caso si incontri solo una gazza si deve salutare dicendo ” Hello Mr. Magpie, how’s your wifew?” sollevando il bordo del cappello, vero o virtuale, in segno di saluto.
Questo eviterà sventure.

In Spagna si parla di “Trezidavomartiofobia” facendo riferimento alla fobia per martedì 13, considerato da molti il giorno sfortunato per eccellenza.
A tal proposito, un famoso detto recita: “en martes, ni te cases ni te embarques”.
Insomma il martedì è meglio starcene buoni e tranquilli.

Anche in Sudamerica il Martes 13 ha la stessa valenza negativa.



E veniamo ai francesi.

Intanto, parlando di numeri , anche qui quello che porta sfortuna è il 13, soprattutto se associato al venerdì.
Parlando di teatro il colore da non indossare in nessun caso è il verde (da noi italiani è il viola), perché così era vestito Moliere quando morì sul palcoscenico.

Ma se volessimo continuare, parlando di tutte quelle cose o quei rituali che portano solo fortuna, dovremmo scrivere molto ancora.

Avrete sentito sicuramente parlare del ferro di cavallo appeso alla parete , delle lenticchie mangiate a capodanno, del trovare un quadrifoglio, dell’augurare “in bocca al lupo” ( guai a dire “buona fortuna!”) e chi più ne ha più ne metta.

Chissà, indipendentemente dal vostro crederci o meno, quante sono quelle tipiche del luogo dove abitate.

Sarebbe interessante conoscerle.

Ma intanto “Buona suerte da Mastrogessetto!

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