Novembre: esempio di analisi di una poesia, figure retoriche e commento

Quando ci troviamo di fronte una bella poesia, la prima cosa che facciamo è quella di leggerla d’impulso.

Spesso amiamo un testo poetico, quanto più ritroviamo in esso, emozioni ed idee che sentiamo nostre.
Ci sembra quasi che il poeta, si sia sostituito a noi, scrivendo quello che avremmo voluto scrivere noi stessi, proprio in quel modo.

E quello che ha di straordinario la vera poesia è che interpreta sentimenti perenni, risultando sempre viva e attuale .
Insomma non conosce il logorio provocato dal tempo che passa.

In un secondo tempo, c’è il tentativo di capire ciò che il poeta ci ha voluto trasmettere.

Infatti un’altra prerogativa del testo poetico riguarda il modo in cui è scritto: abbiamo lo stile Il significante) che contribuisce a creare il messaggio ( il significato).

Quando la conoscenza del suddetto componimento avviene nell’ambito scolastico e per motivi di studio, è necessario fare un lavoro di analisi, approfondendo tutti quei meccanismi nascosti, che il lettore non coglie immediatamente.

E “qui casca l’asino”, avrebbero detto gli anziani qualche tempo fa, intendendo che la situazione si fa critica.

Siete in difficoltà?

Volete un aiutino?

Fermatevi un attimo.

Il testo di Giovanni Pascoli suddetto, ci offrirà la possibilità di esercitarci.

Si parte!

Presentazione di “Novembre” di Giovanni Pascoli

La presentazione di una poesia deve rispettare, sempre, un ordine ben preciso.
E’ bene imparare questa sorte di “schema” di cui abbiamo ampiamente parlato .

Procediamo quindi seguendo l’ordine che dobbiamo sempre tenere in considerazione.

Introduzione

Partiamo con una breve introduzione

Questa poesia è stata scritta nel 1891.
In un primo momento fu pubblicata su una rivista fiorentina “Via nuova” nel febbraio del 1891 e poi al termine dello stesso anno venne inclusa nella raccolta Myricae.
Il titolo si riferiva ad un verso della IV egloga del poeta latino Virgilio.
Virgilio aveva presentato ai suoi lettori questi componimenti come semplici e dal tono basso. in realtà era tutt’altro.
La stessa cosa si può dire della raccolta del Pascoli: si parte da temi semplici, ordinari per trasmettere idee complesse e tragiche.
La sua vita fu del resto caratterizzata da lutti familiari che lo condizionarono non poco, primo fra tutti l’uccisione del padre.

Una curiosità: il titolo originale doveva essere San Martino” come l’omonima poesia a cui si è ispirato scritta da Carducci , che fra l’altro fu un suo professore, all’università di Bologna.

La lettura

Procediamo con una lettura ad alta voce, con la giusta intonazione e rispettando i
segni di punteggiatura.
Il fatto di averla letta già almeno un paio di volte, dovrebbe dare una maggiore disinvoltura nel leggere.

La parafrasi

La parafrasi va fatta restando fedeli al testo e senza modificare il significato.
Si tratta semplicemente di dire le stesse cose, con parole più semplici e di uso colloquiale, riordinando la frase, dove serve.
Vediamo di fare insieme la parafrasi della prima strofa della poesia.

L’aria è luminosa e splendente come una gemma e il sole è talmente chiaro
che tu sei spinto a cercare gli alberi in fiore, come gli albicocchi e hai l’impressione di sentire nel cuore l’odore amarognolo del biancospino.

Quando il poeta usa “che tu”, si rivolge ad un tu generico: in che senso?
Chiunque con queste sensazioni si comporterebbe così, perché sembra primavera.

La prosa dovrà proseguire fino al termine del componimento

L’ analisi strutturale

Una volta terminata la parafrasi, si prosegue con l’analisi strutturale.

Si parte dalla struttura metrica della poesia.

Sono tre strofe saffiche (dalla poetessa Saffo, poetessa greca) così chiamate perché formate, ciascuna, da tre versi più lunghi, endecasillabi, e da uno più breve, quinario.


La rima

Vediamo la rima.
La rima usata è quella alternata: schema ABAB.

Le figure retoriche

La poesia si apre con un’anastrofe: “gemmea l’aria” (poi un’altra è :l’odorino amaro senti”).
Gemmea l’aria è anche un chiasmo.
“Odorino amaro” è una sinestesia : abbiamo l’accostamento dell’olfatto con il gusto.
Ma se vogliamo sottolineare qualche altra figura retorica presente nel testo, visto che ne è ricco, come tutti i componimenti del poeta, possiamo notare la presenza di un ossimoro (l’estate fredda), una metonimia (cader fragile) e diversi enjambements.
Uno lo abbiamo già nella prima strofa tra il quarto e il quinto verso.
E poi sono presenti le allitterazioni in “s” e in “r” nei versi cinque, sei , sette e otto.
E concludiamo con gli iperbati, del tipo “secco è il pruno”.

Penso che abbiate capito che se uno vuole imparare le figure retoriche, basta che scelga una poesia del poeta romagnolo e si ha una panoramica ricca e completa.

Siamo arrivati alla parte conclusiva del l’analisi della nostra poesia.

Si tratta di fare un commento.

Commento

Per prima cosa non dobbiamo confondere il commento con la parafrasi.
Il commento si fa di solito in terza persona e si cerca di riassumere ciò che il poeta ha voluto dire con la sua opera e quale messaggio ci vuole trasmettere.

Riferendoci a “Novembre” potremmo dire: il poeta descrive una limpida giornata di novembre caratterizzata dall’aria così nitida e luminosa che verrebbe naturale cercare con lo sguardo degli alberi in fiore e avvertire l’odore del biancospino.
Ma, subito, il paesaggio ci fa capire che si è trattata di un’illusione, con le piante “stecchite” e tutto il resto. Anche a livello uditivo si percepisce il silenzio che è rotto soltanto dal soffiare del vento e dal cadere delle foglie.
Si tratta quindi, all’apparenza di una semplice descrizione naturalistica di un paesaggio autunnale, ma che rimanda attraverso l’uso di molti simboli a significati profondi.
Quello che il poeta vuole realmente trasmetterci è la la breve illusione della felicità e della vita stessa.
Infatti la sola certezza, anticipata dal ma oppositivo, con cui inizia la seconda strofa, è fatta di morte e di sofferenza; tutto il resto è pura illusione.

A questo punto possiamo allargare un po’ il discorso, alla sua poetica e al suo pensiero.

Il pessimismo di Pascoli ha in comune con quello di Leopardi, di essere strettamente legato alla sua esperienza di vita e in particolare al nido familiare.
In entrambi i poeti troviamo, però, l’indicazione di una strada che ci porta al superamento di questa visione pessimistica.

Per concludere bene un commento, si dovrebbero aggiungere delle considerazioni e riflessioni personali.
In questo modo si è sicuramente detto tutto, riguardo al testo preso in esame.

Concludo questo articolo dal tono così serioso, con una nota di leggerezza.

Odio i bugiardi e non sono, per natura, portata a dire cose che non penso.

Ho imparato, tuttavia, a mie spese, che in certi casi è meglio omettere dei giudizi: a me Pascoli, da giovane proprio non piaceva (e ancora oggi non è tra i miei preferiti).

Il fato, avverso, volle che me lo ritrovassi al tema scritto della Maturità.
Non mi entusiasmai per niente, ma dovetti evitare di dire espressamente come la pensavo su di lui.

Se la situazione lo permette, i vostri ragazzi, con un loro docente, aperto di idee, dopo una bellissima esposizione, possono anche dire che il poeta romagnolo non sta loro tanto simpatico.


Ma di fronte ad un esame o a situazioni a rischio è meglio non azzardare giudizi di questo genere.

Parola di Mastrogessetto!

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