Maggio in poesia

Similmente a quanto fatto in precedenza, come consuetudine, salutiamo il nuovo mese con alcune poesie a lui dedicate.

Ve ne propongo quattro, molto diverse fra loro.

Per quanto riguarda gli autori delle prime due, secondo me, hanno in comune, una situazione interiore molto tormentata.


Tuttavia il Pascoli che troviamo in questi versi, sembra godere pienamente della natura così generosa, in questo mese primaverile.

 È maggio di Giovanni Pascoli

A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco.
Vuol nel prato le prataiole:
è poco: vuole nel bosco il croco.
È poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole e le stelline dell’odore.

Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno, non c’è nessuno.
È quando è in fiore il muro nero
è quando è in fiore lo stagno bruno,
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.


Un’altra poesia sul mese di maggio è di James Joyce (1882-1941) ed è tratta dalla raccolta Musica da camera.

Quello che ci propone il poeta inglese è il vento di maggio sul mare. Ma egli non può lasciarsi trasportare dalle brezze di maggio, per l’assenza della persona amata.

Venti di Maggio ( Winds of May ) di James Joyce

Brezze di maggio, danzanti sul mare!
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente.

Il fiore simbolo di questo mese è la rosa.
Viene naturale associarlo ad esso, in modo automatico.

E’ così che ha intitolato la sua poesia, una delle poetesse più profonde che il nostro paese ci ha donato.

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Rosa di Maggio di Alda Merini

L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.
In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.

L’ultima poesia che vi propongo è di Giorgio Caproni (1912-1990) e ha per titolo semplicemente Maggio,

Maggio di Giorgio Caproni

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

Spero che la lettura sia stata piacevole e che abbaiate trovato, almeno, una composizione in versi che vi rappresenta.

E ricordatevi che :
“Nessun inverno dura per sempre, nessuna primavera salta il suo turno. Aprile è una promessa che Maggio è tenuta a mantenere, e noi lo sappiamo.”

Parola di Mastrogessetto!

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