La primavera nell’arte: da Botticelli a Arciboldo, Monet, Manet, Van Gogh, Klimt, a Mucha: sette opere d’arte per celebrare questa stagione

Perché esistono tante opere d’arte che rappresentano la primavera?

La risposta è scontata.

Nessuna stagione è un tripudio di colori e di splendore come questa stagione.

Forse l’autunno cerca, in qualche modo, di farle concorrenza, con i suoi bei colori caldi.

Ma il podio resta sempre della stagione in cui la natura si risveglia in tutto il suo splendore.

Del resto, anche a noi che non siamo pittori piace immortalare, magari con uno scatto fotografico, quello che la natura ci offre.

Ma, tornando invece a coloro che con il pennello ci sanno veramente fare, il panorama dei dipinti, con soggetto la primavera, è veramente vasto.

La scelta, pertanto, non è stata facile.

La stessa difficoltà è stata incontrata, anche rispetto alla Primavera in versi ( se ve la siete persa cliccate qui https://mastrogessetto.it/la-primavera-nella-poesia-da-leopardi-a-rodari-sei-poesie-per-celebrare-questa-stagione/)

Torniamo ai capolavori di grandi maestri.

Se siete curiosi di vedere se fra le opere selezionate ce n’è anche una che corrisponde ai vostri gusti, basta che diate un’occhiata.

Rilassatevi.

Pronti?

Si parte!

Sette opere d’arte dedicate alla primavera

Ci sono dei test psicologici in cui si deve associare ad una parola, un’altra che ci viene in mente, in modo istintivo.

Se facessimo questo test, muovendoci nel campo dell’arte, alla parola Primavera sarebbe istintivamente associato il nome di Botticelli.

Chi non conosce il suo capolavoro?

Primavera di Sandro Botticelli

Sandro Botticelli, Primavera, 1482 circa, Tempera su tavola, 203 x 314 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi

Sandro Botticelli, Primavera, 1482 circa, Tempera su tavola, 203 x 314 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi

E’ un capolavoro conosciuto in tutto il mondo e il simbolo del Rinascimento.

“Sandro Botticelli, illustre pittore fiorentino alla corte dei Medici, cominciò a realizzare questo quadro nel 1478 e lo finì quattro anni dopo inserendolo nella sua serie mitologica assieme alla Nascita di Venere.
Di ispirazione Leonardesca, è una scena idilliaca, dipinta su legno di pioppo, dove predomina l’armonia e la cura maniacale per i dettagli, a cui gli studiosi attribuiscono diversi significati, tutti pervasi da un alone di fascino misterico. Alcuni sostengono rappresenti un’allegoria del matrimonio, quello tra Lorenzo de Medici e Semiramide Appiani, altri ci vedono la celebrazione per la nascita di un nuovo erede dei Medici, Giulio, futuro Papa Clemente VII. Al di là delle differenti ipotesi, abbiamo la certezza di un inno pittorico all’Amore espresso attraverso la rinascita della Natura in tutto il suo trionfo.

Volete approfondire maggiormente la conoscenza di questa famosissima opera?
Allora vi consiglio il commento che viene fornito direttamente da una storica dell’arte degli Uffizi.https://www.uffizi.it/video/i-gioielli-della-primavera-di-botticelli

Proseguiamo nel nostro viaggio nel mondo dell’arte.

In ordine cronologico, sempre nel Cinquecento, troviamo un’altra opera di tutt’altro genere.

Primavera di Arciboldo

Arte e Primavera

Questo dipinto fa parte delle  Quattro Stagioni di Giuseppe Arcimboldo. Realizzò le sue opere nel 1562, alla corte di Vienna, per l’imperatore. Di questi quattro originali, ne rimangono solo due, L’Inverno e L’Estate, custoditi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; le versioni più famose sono, invece, quelle conservate al  Louvre, “copie eseguite dallo stesso Arcimboldo sulla richiesta di Massimiliano II nel 1573. Si differenziano dall’originale viennese per una cornice floreale presente in tutti e quattro i dipinti.”
Arciboldo è noto a tutti, perché nei suoi ritratti usa fiori, frutta e verdura. Per questo motivo, anche in omaggio alla stagione primaverile l’artista ha utilizzato elementi caratteristici di questa stagione: dalle rose, alle bacche di belladonna, alle corolle, ai gigli, ai boccioli di fiori, che danno vita a questo particolare profilo femminile.

Facciamo un balzo lungo nel tempo fino ad arrivare alla fine dell’Ottocento.
E’ proprio dalla metà dell’Ottocento che esplode, un nuovo movimento artistico, l’Impressionismo, che dà molta importanza alla pittura paesaggistica e alla supremazia del colore.

Tutto questo trova un soggetto ideale nella stagione della rinascita.

Fra gli esponenti di questo nuovo modo di dipingere, vi propongo, primo fra tutti, il mio preferito: Claude Monet.

Primavera di Claude Monet

Arte e Primavera

La donna in mezzo al prato illuminato da un sole primaverile, filtrato dai rami degli alberi, altri non è che la prima moglie del pittore.
L’ opera è stata realizzata nel 1871, mentre lo scenario è quello domestico della loro abitazione nel piccolo villaggio di Argenteuil.
La donna siede nel suo giardino e sta leggendo un libro, tutta circondata dal verde intenso del prato che si confonde con quello degli arbusti.
Oggi possiamo ammirare questo quadro al Walters Art Museum di Baltimora.

Monet ha dipinto tante altre opere dedicate alla primavera, tutte talmente belle che meriterebbero di essere prese in considerazione.https://www.google.com/search?rlz=1C1AVFC_enIT876IT876&sxsrf=ALeKk01yuWtts1oiXje754lXDfXHnhuCPA:1617998404699&source=univ&tbm=isch&q=monet+la+primavera&sa=X&ved=2ahUKEwj80qLh-fHvAhXN2aQKHVgaBL8QjJkEegQIBhAB&biw=2048&bih=963

Basta sostituire la vocale “o” di Monet con la vocale “a” che otteniamo il nome di Manet, per l’esattezza il francese Edouard Manet.
Fu definito dai suoi stessi seguaci il caposcuola dell’Impressionismo, anche se lo stesso pittore riteneva questa sua classificazione troppo riduttiva.

Ma veniamo all’opera che rappresenta la primavera.

Primavera di Edouard Manet

Édouard Manet, Primavera, 1882, J. Paul Getty Museum, Los Angeles
Édouard Manet, Primavera, 1882, J. Paul Getty Museum, Los Angeles

Ancora una volta il titolo è lo stesso: “Primavera”, ma questo dipinto si differenzia dagli altri perché fu l’ultimo grande successo del pittore francese. All’inizio l’opera doveva far parte di una serie di quattro dipinti, in cui venivano rappresentate le quattro stagioni attraverso i ritratti di quattro dame eleganti, con abiti che cambiavano a seconda della stagione in questione. A Manet era stata suggerita l’idea di questa serie da un suo amico, il famoso scrittore Marcel Proust.

Il lavoro non fu terminato: infatti furono realizzati solo due dei quattro dipinti: la Primavera e l’Autunno. Un anno dopo il successo ottenuto , il 30 aprile del 1883, l’artista morì all’età di cinquantuno anni, a causa delle complicazioni di una malattia che lo affliggeva da diverso tempo.

Ma aggiungiamo un altro grande che ha fermato nei suoi dipinti i colori primaverili.
Vi dice niente Vincent Van Gogh?

Mandorlo in fiore di Vincent Van Gogh

van-gogh-mandorlo-in-fiore

Vincent van Gogh, Ramo di mandorlo fiorito, 1890, Rijksmuseum Vincent Van Gogh,
Amsterdam.

Questo dipinto, se pure molto semplice, è molto interessante perché mostra l’influenza che l’arte giapponese ha avuto sul maestro olandese.

Van Gogh infatti era particolarmente affascinato dalle stampe degli artisti orientali che a fine Ottocento erano diventate piuttosto popolari in Europa, e in particolare in Francia.

Dopo esserci lasciati trasportare da questa bellissima immagine, approdiamo in Italia, almeno per il soggetto rappresentato.

La domanda è: quanti fiori si possono dipingere su una tela?

Quelli che ci dona Gustav Klimt sono veramente tanti.

Giardino italiano di Klimt

Gustav Klimt Giardino italiano quadro paesaggio

 Gustav Klimt, Giardino italiano, 1913

Gustav Klimt, è il massimo esponente dell’Art Nouveau (in Italiastile Liberty).
Nato in Austria, nella capitale Vienna nel 1862, figlio di un orafo. Anche il padre influenza, in qualche modo, le sue opere dove troviamo un connubio di arti: orafe e pittoriche, naturalmente, ma anche quelle dei di mosaici. Infatti fu influenzato, in qualche modo, dalla conoscenza che ebbe degli splendidi mosaici di Ravenna.

E questo non sembra una sorta di mosaico?
E’ cosi dettagliato che sembra quasi di sentire l’inebriante profumo dei fiori

Siamo arrivati al termine del nostro viaggio.

Per concludere ho scelto una rappresentazione della primavera che richiama, per certi versi quella meravigliosa del Botticelli con cui abbiamo iniziato.

E’ un’opera che appartiene sempre alla corrente dell’ Art Noveau, nell’esecuzione del pittore ceco Alphonse Mucha (1860-1939).

Primavera di Mucha

primavera del 1900

“Mucha realizza diverse sequenze con le quattro stagioni personificate da figure femminili.
La prima serie è del 1896. I nomi delle stagioni sono scritti in francese sotto la figura (eté è l’estate, printemps la primavera, automne l’autunno e hiver l’inverno).”

Quella che vi propongo è la versione dell’ultima serie, del 1900.

Spero che la visione di questi capolavori abbia suscitato in voi delle belle emozioni.

Lascio aperto il finale del mio articolo, che spero vogliate arricchire e chiudere con le vostre impressioni, le vostre preferenze, i vostri commenti.

Buona Primavera da Mastro Gessetto!

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