Il solstizio d’estate : curiosità, tradizioni, poesie

“Quando si parla di solstizio, la scienza non è però l’unica cosa che conta: il fascino che esercita da sempre sull’uomo ha infatti dato vita a miti e culti antichissimi, che in alcuni casi sono sopravvissuti fino ai giorni nostri.”

Usanze presso alcune civiltà antiche

“Gli antichi Greci e le popolazioni precolombiane celebravano questa ricorrenza con dei riti legati al culto del Sole e della rinascita.

Romani dedicavano entrambi i solstizi a Giano, una delle divinità più importanti del loro Pantheon, ritenuto il custode degli inizi e di ogni forma di passaggio (quindi anche la transizione da un ciclo naturale a un altro).

Celti avevano l’abitudine di accendere un falò il primo giorno d’estate, con la convinzione che questo gesto trasmettesse forza al Sole. “

Tradizioni attuali

Parlare delle tradizioni legate all’inizio dell’estate, significa necessariamente parlare di Stonehenge.

E’ quest’ultimo un famoso complesso neolitico che si trova nel Wiltshire, in Gran Bretagna.

Su questa struttura ci sono sempre dubbi e misteri.

Ma ormai, gli esperti sono concordi nel ritenere che il circolo di grosse rocce, conosciute come megaliti, fosse in origine un osservatorio astronomico.

“A riprova di ciò ci sarebbe il fatto che l’asse di Stonehenge è in linea con la posizione del Sole durante il solstizio d’estate, cosa che permette al fascio di luce di attraversare il portale di pietra e posarsi sull’altare al centro del sito.”

In epoca moderna Stonehenge è diventato meta di ritrovo, proprio in occasione del solstizio estivo.

Poesie

Iniziamo con una poesia che dà il benvenuto alla nuova stagione.

Saluto di stagione di Vincenzo Cardarelli


Benvenuta estate.
Alla tua decisa maturità
m’affido.
Mi poserò ai tuoi soli,
ricambierò alla terra
in tanto sudore caldo
delle mie adempiute nutrizioni
i suoi veleni vitali.
Lascio la primavera
dietro di me
come un amore insano
d’adolescente.
Lascio i languori e le ottusità,
i sonni impossibili,
le faticose inerzie animali,
il tempo neutro e vuoto
in cui l’uomo è stagione.
Io che non spunto a febbraio coi mandorli,
non mi compiaccio all’arido sapore
di sasso che acuisce
il gusto dolce dell’acqua dei rivi,
alle gocciole chete
di nuvola randagia
che vanno in punta di piedi
in compagnia dei pensieri,
non colgo il biancospino;
che amo i tempi fermi e le superfici chiare,
e ad ogni transizione di meriggio,
rotta l’astrale identità del mattino,
avverto gli spazi irritarsi,
e sento il limite e il male
che incrinano ogni cambio d’ora,
saluto nel sol d’estate
la forza dei giorni più eguali.
Ai punti estremi, alle stagioni violente,
come sotto il frantoio dei pericoli
dove ogni inquietudine si schianta
prendo le sole decisioni buone,
la mia fuggiasca fecondità
ritrovo.

Un famoso poeta inizia il suo componimento con una vera e propria invocazione.

Oh estate! di Pablo Neruda

Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde,
labbra
di susina selvatica,
strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio, entra
nell’officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell’estate.

Concludiamo con alcuni versi che ci descrivono le bellissime sere della stagione estiva.

Nelle azzurre sere d’estate di Arthur Rimbaud


Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri,
graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova:
trasognato, ne sentirò la frescura sotto i piedi,
e lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.
Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro.

Concludo con una frase di una famosissima canzone :

“Cerco l’estate tutto l’anno
E all’improvviso eccola qua …”

Buona estate a tutti voi da Mastrogessetto!

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