Il dettato ortografico: a cosa serve, quando e come farlo

Non vi dico quante volte, durante il mio ruolo d’insegnante, ho sentito pronunciare da dirigenti (una volta si chiamavano direttori o presidi), questa frase : ” Gli alunni devono saper leggere, scrivere e far di conto“, dove il verbo scrivere dava per scontato l’avverbio “correttamente”.

Ogni tanto sui giornali, in momenti in cui mancano argomenti più scottanti, viene fuori il problema che molti italiani che non sanno scrivere in modo corretto.


Il dito viene puntato in modo ancor più incisivo verso gli studenti, che magari, al termine dei loro studi fanno, talvolta, ancora degli errori inaccettabili.

Lasciamo stare eventuali discussioni in merito.

Intanto, riferendomi, al famoso “leggere, scrivere e far di conto” concordo parzialmente con questo.
La società cammina con passi da gigante.
I nostri studenti, oltre a questi tre requisiti, che devono comunque possedere e raggiungere in modo ottimale, devono anche sviluppare altre attitudini.
Solo così riusciranno a trovare la loro personalissima dimensione nel mondo dei grandi.

Resta il fatto che la scuola, in modo particolare quella primaria, deve svolgere questa importante funzione di alfabetizzazione.

Prevenire è meglio che curare.

La prevenzione comincia da lontano e soprattutto quando i bambini sono ancora molto malleabili.
Sarà più facile svolgere un lavoro sugli errori, nei primi anni di scuola, che non quando ormai certe cose diventano consolidate.

A tal proposito il dettato è ancora uno strumento di prevenzione?

Ne volete sapere di più?

Volete qualche suggerimento sull’argomento?

I consigli sono gli stessi.

Prendetevi un po’ di tempo.

Rilassatevi!

Si parte!

Il dettato: strumento ancora valido se usato bene

Solitamente, quando affronto un argomento, parto dalle cose a favore.

Stavolta procediamo in modo esattamente opposto: partiamo da chi è contrario a questo esercizio, tanto usato, dai maestri, nel passato.


Argomentazioni contro il dettato

1) Può essere controproducente


Il primo parere è quello di Adriana Molin che scrive su una rivista specializzata per la scuola queste parole: “Il dettato, usato come prassi prevalente per insegnare a scrivere, può diventare controproducente per bambini a rischio di difficoltà scolastiche. Comprenderne potenzialità e limiti è il passo necessario per un uso consapevole e mirato.” di Adriana Molin · 

2) Può aumentare l’ansia nei bambini con difficoltà

Altro punto a suo sfavore è che questo tipo di attività aumenta l’ansia nei bambini che soffrono di un “disturbo” ancora poco conosciuto chiamato disortografia evolutiva.


Che cos’è?


“La disortografia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento caratterizzato da un’evidente lentezza esecutiva nella realizzazione dei grafemi” e io aggiungo, in presenza di una normale intelligenza.
Se siete disposti a saperne di più c’è un bellissimo articolo al riguardo https://didatticapersuasiva.com/sostegno/disortografia-evolutiva.

Sono pienamente d’accordo con il parere di questi esperti in materia, ma è anche vero, che spesso il dettato, fatto nei primi anni di scuola primaria permette di fare una diagnosi precoce, se siamo di fronte a dei bambini con una o più di queste difficoltà.

Ricordate che una scoperta precoce, come in ogni campo, anche nell’ambito dell’apprendimento, permette un recupero più efficace ed immediato evitando ai bambini tante frustrazioni inutili.

Niente è irrimediabile: tutto si può migliorare!
Detto da una pessimista come la sottoscritta, ha sicuramente un valore ancora maggiore.

Chi mi segue da diverso tempo, sa bene come la penso: i bambini e i ragazzi riescono a fare dei veri e propri miracoli; se li aiutiamo, nel giusto modo, raggiungeranno traguardi impensabili!

Mai disperare!

Ma veniamo alle argomentazioni a favore.

Argomentazioni a favore del dettato

1) E’ sempre valido

A tal proposito riporto un’intervista ad un pedagogista, pubblicata sul Corriere della sera.

“In soffitta il vecchio dettato, insomma? No, sostiene Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale alla Bicocca: «Ascoltare la parola detta da un altro e tradurla in segno scritto è sempre valido», dice. Avvertendo però che non si può prescindere dal contesto e discutere solo di metodi. Che è sempre consigliabile utilizzare più tecniche, senza fossilizzarsi. E che l’aspetto ludico dell’apprendimento non deve mai essere trascurato: «I bambini imparano di più e meglio se sono motivati, se capiscono che cosa stanno facendo e perché. Bisogna valorizzare il loro gusto per l’esplorazione, consentirgli di lasciare la propria traccia».https://www.corriere.it/scuola/primaria/14_giugno_30/dettato-meglio-lista-spesa-91de7cdc-007d-11e4-9185-2e4a12f9e1bf.shtml

C’è poi chi sostiene ancora l’utilità del dettato, sebbene fatto in modo innovativo.

2) E’ utile se fatto in modo innovativo

E’ il caso di una maestra, , Elisa Farina, che nel 2014 ha pubblicato un libro sul tema dal titolo “Il dettato nella scuola primaria. Analisi di una pratica di insegnamento, in cui l’insegnante propone una nuova metodologia di apprendimento dove “i bambini dettano, mentre la maestra scrive alla lavagna: ‘accenti, spazi, apostrofi: assimilano guardando’. Poi tocca a loro: storielline, ricette, lettere, cartoline, liste della spesa”.


In questo caso, l’autrice sostiene il passaggio dai contesti ideali a quelli reali, vale a dire abituare i bambini a scrivere in contesti veritieri, usare la scrittura per uno scopo preciso.

Quindi il dettato tradizionale, va rivisto “dal punto di vista degli obiettivi e dal punto di vista strutturale, cercando di utilizzare dei contesti reali, come la lista della spesa, ovvero introdurre il concetto di scopo e di obiettivo, sin dalla scuola elementare. “

Del resto si deve insegnare perché tutti si destreggino bene nella vita.

Concludiamo, momentaneamente, il discorso sul dettato.

Non so come la pensiate voi.

Spesso la verità sta ” nel mezzo”, come diciamo noi toscani.

In che senso?

Secondo me l’insegnante o il genitore che vuole far esercitare un/a bambino/a nei primi anni della scuola elementare, deve usare il dettato in modo mirato.

Importantissimo, a tal proposito, è l’approccio che avranno i bambini, il modo in cui viene valutato e l’uso che se ne fa in un secondo momento.

Ma, per non dilungarmi troppo, rischiando di annoiarvi vi rimando ai prossimi articoli, dove affronteremo altri aspetti dell’argomento, non ultimo quello di fornirvi degli esempi pratici da usare.

A proposito: anche i dettati non devono essere troppo lunghi.

E’ già questo un requisito ottimale per un buon inizio!

Parola di Mastrogessetto!

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