I personaggi della Divina Commedia: Ulisse

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Quando ho preso in mano per la prima volta la Divina Commedia, non ho provato la consueta avversione che si prova quando, da studenti, si è obbligati a studiare qualcosa.

L’ Inferno, a mio parere, è il più accattivante delle tre cantiche, almeno per un adolescente.

Canto dopo canto, si è incuriositi ad andare avanti e a scoprire cosa ci riserva il viaggio del sommo poeta.

Sarà per la pena del contrappasso, sarà per tutti gli altri elementi sapientemente dosati e miscelati ma in generale, nessun ragazzo arriva mai ad “odiare” l’Inferno e il suo autore.

Anzi forse il fatto che si tratti di persone che, in qualche modo, ” l’hanno combinata grossa”, come dicevo ai miei studenti, rende la lettura più intricante e scorrevole.

Faccio un esempio che riguarda i personaggi di un altro capolavoro, ” I promessi Sposi”: da adolescente ( e dico la verità, anche in età matura), avevo molta più simpatia per la Monaca di Monza che per la “perfettina” Lucia.

Bene.

Torniamo al Medioevo e all’Inferno di Dante.

Cominciamo il nostro viaggio con la scoperta dei più incredibili personaggi di questa Cantica.

Siete pronti?

Relax!

Si parte!

Alla scoperta di Ulisse

La scelta di Ulisse, per iniziare il nostro viaggio, non è casuale.

Il tema del viaggio e il personaggio di Ulisse si fondono in un’ unica essenza.

Ulisse vuol dire viaggio.

Sento un’affinità elettiva con il desiderio di viaggio e di conoscenza di questo straordinario personaggio.

Per la lettura e la parafrasi del canto XXVI dell’Inferno, clicca qui https://antologialetteraria.xoom.it/commedia/ip26.htm

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Chi era Ulisse?

Odisseo era re di Itaca, figlio di Laerte e Anticlea, marito di Penelope, padre di Telemaco.

Il suo contributo per conquistare Troia fu determinante, come è noto, grazie al suo famoso stratagemma del cavallo di legno, pieno di guerrieri achei.

Per questo Dante lo colloca fra i consiglieri fraudolenti: é l’esempio negativo di chi usa l’ingegno e l’abilità retorica per scopi illeciti.

Il viaggio di Ulisse.
Il viaggio di Ulisse, tappa per tappa. Fonte: Focus Junior, “Il grande libro delle mappe” (Mondadori 2013).

Il viaggio di Ulisse

Il peregrinare di Ulisse, nella versione classica si conclude con il suo ritorno in patria, ad Itaca e una volta sconfitti i Proci, Odisseo regna felice.

Al contrario, Dante accoglie una versione medievale, secondo la quale Ulisse non avrebbe resistito al suo instancabile desiderio di conoscenza.

Qual è il messaggio che vuole dare il folle volo di Ulisse?

“È affascinante la modernità e l’attualità di Dante che proietta in questo viaggio, oltre le colonne d’Ercole, il valore della conoscenza. Dante non giudica l’eroe greco temerario, gli affida il messaggio di una vita che vale se spesa per il sapere, la verità, il coraggio.”

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Affinità tra Dante e Ulisse

Eppure esiste un’affinità fra il poeta medioevale e l’eroe greco.

Sia Dante che Ulisse sono mossi nel loro viaggio dalla ricerca della verità.

” Per Dante la verità coincide con la contemplazione di Dio, per Ulisse con l’esplorazione del mondo, come Dante spiega nella Divina Commedia:“O frati, dissi, che per cento milia perigli siete giunti all’Occidente, a questa tanta picciola vigilia d’i nostri sensi ch’è del rimanente non vogliate negar l’esperienza, di retro al sol, del mondo senza gente”.
Per questo motivo come commenta il critico russo Jurij M.Lotman, possiamo definire Dante come un pellegrino e Ulisse come un esploratore.

Infatti Lotman spiega che la conoscenza dantesca si sviluppa man mano che cresce il perfezionamento morale di chi aspira a realizzarla. La conoscenza di Ulisse,  invece, non è legata né all’immortalità né alla moralità, ma semplicemente al voler scoprire nuove aree geografiche.”

Dante e Ulisse

Differenza tra Dante e Ulisse

In base a quanto detto sopra, si può affermare che Ulisse, in quanto pagano, ha fatto un’esperienza nell’ambito naturale e fisico, mentre Dante, come cristiano ha proseguito oltre il limite della ragione umana, indagando nell’ambito spirituale e metafisico.

Atteggiamento di Dante verso Ulisse

Quello che si è portati a pensare da un primo approccio, è che Dante condanni l’eroe acheo.
Del resto lo colloca nell’Inferno, tra chi ha usato l’ingegno e l’abilità retorica per scopi illeciti.

Tuttavia la sua figura, sul finale del Canto , esce di scena senza nessuna condanna.

Tutto l’episodio, infatti, non fa altro che mettere in evidenza la caratteristica che più sta a cuore a Dante.

A questo punto, per concludere, sorge spontanea una domanda: quanto Ulisse c’è in ognuno di noi.

Non nel essere astuti e capaci di architettare un cavallo di Troia, ma nel volersi spingere, anche solo metaforicamente, oltre le colonne d’Ercole.

Che il vento sia con voi!

Mastrogessetto!

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