I bambini e le bugie: l’amico immaginario

Sarà capitato a tutti di avere a che fare con una bugia detta da un bambino.

Che si tratti di nostro figlio, nipote o alunno, sicuramente la cosa ci ha colto impreparati e ci siamo posti il problema di come comportarci.

Perché i bambini dicono le bugie?

Perché sentono, talvolta o spesso, il bisogno di inventare una cosa che non esiste o che non è loro accaduta?

L’argomento è così vasto, che ho pensato di focalizzare l’attenzione su un aspetto alla volta.

Si può spaziare da un amico immaginario, che non si può considerare nemmeno una vera e propria bugia, andando in crescendo fino alla bugia sulla morte di un genitore, che ha una valenza ben diversa.

L’argomento stuzzica la vostra curiosità?

Il suggerimento è quello consueto.

Cogliete l’occasione di rilassarvi per qualche minuto.

Pronti?

Si parte!

I bambini e l’amico immaginario

Ringrazio di aver avuto la possibilità di insegnare in due ordini di scuola diversi, elementare da giovanissima e media, in età adulta.
Questo mi ha permesso di farmi un bagaglio di esperienze che riguardano la psicologia evolutiva dei miei alunni, non indifferente.

Partiamo da una situazione abbastanza comune: quella dell’amico immaginario.

L’amico immaginario : che cosa è

Nel 2010 è uscito un romanzo, dal titolo ” L’amico immaginario” di Matthew Dicks (uscito inizialmente in America, poi anche in Italia dove è stato pubblicato da Giunti Editore).
Il libro, di cui sono state vendute moltissime copie, parla dell’amico immaginario di Max, bambino autistico di nove anni che “per farsi aiutare a prendere varie decisioni e semplicemente per avere un amico, ha creato cinque anni prima Budo, un amico immaginario, che può vedere e sentire solo lui”.

In questo caso si tratta di una situazione particolare.

Ma la funzione di questo amico immaginario, ha anche in tutti gli altri casi, quello di rappresentare una “soluzione creativa cui il bambino può ricorrere per far fronte ai suoi conflitti”.
E’ un amico che aiuta a crescere e che esiste per un periodo di tempo.

Se è successo anche a voi o vi accadrà in futuro, non dovete assolutamente preoccuparvi.

In genere si tratta di un personaggio invisibile, ma con il proprio nome e coetaneo o di poco più piccolo del bambino reale.
Può accadere che diventi il compagno di giochi o di dialoghi del vostro cucciolo, dove riveste l’importante funzione di aiutare a far fronte ai conflitti o semplicemente aiutarlo, in un momento di crescita.
E’ un po’ come lo scaricare su un altro alcune paure, alcune frustrazioni quali ad esempio la nascita di un fratellino o problemi familiari, ma anche un modo di affermarsi rispetto all’influenza genitoriale, in modo particolare della madre.
In questi ultimi anni è stato detto che si tratta di “un amico per crescere, che aiuta il bambino a strutturare la sua realtà interna, che lo consola e non lo fa sentire solo”.


Quello su cui tutti gli esperti si sono trovati d’accordo è che il bambino ha sempre ben chiara la differenza tra realtà e finzione.

Inoltre è prevalente nei primogeniti, nei figli unici o nei bambini che vivono in un mondo di adulti, anche se può accadere anche a quelli che hanno fratelli.

L’età è quella prescolare, ma anche fino ai sei, sette anni si può verificare questa situazione.
Molto più raro è nella fase pre-adolescenziale o adolescenziale.
Infatti, quando il bambino si sviluppa a livello psico-relazionale, di solito questo amico immaginario sparisce.

Quindi in generale, dovete stare tranquilli.

L’amico immaginario: come comportarsi

La teoria, penserete voi giustamente, è molto più facile che la realtà.

Ma quando ci troviamo di fronte al nostro bambino che gioca o addirittura ci presenta il suo amico immaginario, noi adulti come rispondiamo?

Intanto usate questo “amichetto” per conoscere meglio vostro figlio.
Se ve ne parla, state molto attenti a cosa dice o come lo dice, per capire se, eventualmente, c’è qualche problema.

Non permettete però ( e su questo siate fermi !) che i vostri cuccioli usino l’amico immaginario, per non rispettare le regole o addossandogli delle colpe.
In questo caso, con molta pazienza e senza ridicolizzare, cercate di ribadire i principi più importanti al quali vostro figlio si deve attenere.
Insomma, deve avere ben chiaro che lui o lei è sempre l’unico/a responsabile delle proprie azioni e non può scaricare la colpa su nessun altro (purtroppo lo fanno, ahimè, anche alcuni adulti!)

Attraverso la “conoscenza” di questo compagno, potete anche cercare di cogliere di quale funzione viene investito.

Già Piaget, attribuiva nel lontano 1945, al compagno immaginario, ” un ruolo di notevole importanza nel periodo dell’evoluzione socio cognitiva, durante le osservazioni condotte sullo sviluppo del gioco simbolico della sua primogenita”, attribuendo ad esso diverse funzioni da quella consolatoria, a quella compensatoria, moralizzatrice e di stimolo.

Tutto chiaro?

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda, ossia quando dobbiamo cominciare a preoccuparci.

L’amico immaginario: quando preoccuparsi

Ci sono varie situazioni nelle quali dovrete riflettere e cominciare a preoccuparvi.

1)L’età

Se vostro figlio, continua ad avere un amico immaginario, oltre i 10 anni, ciò può essere, ma non è detto, sintomo di qualche disagio ed è meglio rivolgersi ad uno specialista.

2)Il bambino preferisce giocare solo con lui piuttosto che con gli altri bambini

In genere, l’ingresso nella scuola elementare, corrisponde ad un aumento delle relazioni con i coetanei e in automatico, vengono ricercati come compagni di giochi.
Se ciò non accade, anche se con gradualità, può essere una cosa da considerare.

3) IL compagno immaginario aumenta l’aggressività

Ci possono essere due situazioni negative: una in cui l’aggressività riguarda esclusivamente l’amico e provoca malessere e paura nel vostro bambino, che esprime questo, lamentandosi.
La seconda che sia anche vostro figlio aggressivo, perché emula, in qualche modo, il compagno immaginario aggressivo.

Insomma, cari amici lettori, devo ancora una volta ribadire una mia convinzione: fare il genitore è sicuramente il mestiere più difficile che esista.

Spero che i miei semplici consigli vi siano utili, nel caso vi troviate o se vi troverete, in una situazione analoga a quella sopra descritta.

Ma l’ universo infantile, compreso quello della fantasia o delle bugie che oltrepassano un po’ il confine, che noi adulti, severamente e arbitrariamente, abbiamo messo è così vasto che ho deciso di visitarne un “pezzettino” (detto alla toscana!) per volta.

Per questo spero di ritrovarvi quando scopriremo, spero insieme, un altro pezzettino.

Parola di Mastrogessetto!

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