Febbraio in poesia

Se dovessi associare il mese di febbraio ad una parola, questa sarebbe ” Carnevale”.

Sarà che nella mia regione, la Toscana, Il Carnevale è veramente molto sentito.

Non mi riferisco solo a quello più famoso di Viareggio, ma anche ai corsi mascherati che molti paesi di provincia, organizzano, addirittura, dai primi anni del Novecento.

Detto questo, se ci rifacciamo alla tradizione popolare, per quanto riguarda Il mese di Febbraio, viene fuori una connotazione negativa.

Pensiamo ai proverbi più famosi.

«Febbraio, corto e amaro.»
«Febbraio, corto e malandrino.»
«Febbraiuzzo, peggio di tutto.»

Ma il più conosciuto, almeno dalle mie parti recita così:

«Febbraio, febbraietto
mese corto e maledetto.
»



Possibile che in tutti e quattro i proverbi, il mese sia messo in cattiva luce?


La risposta è semplice.

Va cercata nelle antiche tradizioni, legate ad un’economia prettamente agricola.

“Anticamente, ai tempi in cui l’economia delle famiglie, appartenenti ad un ceto medio-basso, e della società era basata soprattutto sulla produzione agricola, ed era fortemente vincolate dall’esito dei raccolti, la stagione invernale, ed il mese di febbraio, soprattutto, rappresentavano un periodo di ansia e di preoccupazione, in prospettiva futura, e di povertà immediata, dato che le provviste ormai iniziavano a scarseggiare, gli animali erano poco numerosi e malandati a causa della carenza di erba, di fieno e di mangime.


In questo mese si diffuse quindi l’esigenza di sbarcare il lunario per raggiungere i mesi primaverili, durante i quali almeno i contadini potevano ricavare qualche frutto dalla terra.”


Abel Grimmer – Mese di Febbraio

Poi , pur cambiando la società, i proverbi sono rimasti, immutati

E i poeti?

Esistono molte poesie che offrono diverse “messe a fuoco” del mese più corto dell’anno.

Come mia consuetudine, ne ho selezionate alcune.

Siete pronti?

Rilassatevi!

Si parte!

Poesie su Febbraio

Iniziamo la parata con alcuni versi che molti, come la sottoscritta, avranno conosciuti sui banchi di scuola.

 Febbraio di Vincenzo Cardarelli

Febbraio è sbarazzino.
Non ha i riposi del grande inverno,
ha le punzecchiature,
i dispetti
di primavera che nasce.

Dalla bora di febbraio
requie non aspettare.
Questo mese è un ragazzo
fastidioso, irritante
che mette a soqquadro la casa,
rimuove il sangue, annuncia il folle marzo
periglioso e mutante.

Proseguiamo con una delle opere meno conosciute di un grande poeta come Ungaretti.

Riesce a cogliere i cambiamenti della natura, come il fiorire della mimosa che si rinnova nel tempo, ogni anno.

Febbraio di Giuseppe Ungaretti

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
è sensitivo e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe
La mimosa. S’inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d’una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte
regno non ha che sopra l’apparenza.

A Febbraio non si può certo parlare di primavera.
Eppure come dice Ada Negri nella sua poesia c’è già la percezione di quello che avverrà in un futuro prossimo.

Non è ancora Primavera di Ada Negri

Primavera? Siamo ai primi di febbraio
e ancora ne ha da cadere, di neve:
ancora pungere di freddo.
Pure, adesso che ci penso
e mi guardo meglio in giro,
l’annuncio della primavera non è solo
sulla bocca della fioraia
lasciata all’angolo della strada.
Forse nelle nubi, forse nel vento;
o nell’erba de’ giardinetti che hanno
il cancello sul marciapiede:
o fra le connessure delle pietre:
ma, insomma, è.
Gioca con me a nasconderello:
dove si apparti non potrei dire
né donde sbuchi per tornare a rintanarsi;
non dice, promette e poi fugge.


Protagonista indiscussa dei componimenti di tutti i più grandi poeti, musa ispiratrice, la luna diventa il centro del componimento del prossimo autore.

Luna di Febbraio di Giorgio Vigolo

Sotto la luna nuova di febbraio,
una lunetta velata, gelata,
erma, sopra i fantastici morioni
della Porta del Popolo e i bastioni
sghimbesci del Muro Torto,

La sera d’improvviso senza un perché
mi versa nel torpido sangue
un filtro di ricordi e desideri.
Amore e sogno mescolati fanno
col timore di morte un elisire
diabolico, per cui già vivo un’altra
vita futura in gioventù fremente,
rinata dalle mie ceneri d’oggi,
e quasi vi dischiudo ali di fuoco.

Ma è breve, delirata fantasia;
già mi ritrovo serrato nel bòzzolo
ansioso di questa esistenza,
cui sarebbe gran gioia una parola
che impedisse al mio cuore di gelare

come la luna remota lassù,
la lunetta velata di febbraio.

Concludiamo con un altra poesia notturna.
Quella del premio Nobel del 1946, il poeta tedesco, Hermann Hesse.

Sera di Febbraio di Hermann Hesse

Bluastro sul pendio del colle al lago di un bagliore
opaco è il crepuscolo di soffice neve che si scioglie,
nella nebbia labili come pallidi sogni
nuotano corone ramose di alberi morti.

Ma per il villaggio, per i vicoli immersi nel sonno
passa il vento notturno, tiepido, calmo e ozioso,
posa alla siepe e negli oscuri giardini risveglia
e nei sogni dei giovani la primavera.

Se avete letto tutti i versi, sarete giunti a questa conclusione: ognuno, poeti compresi, riesce a cogliere dello stesso mese e periodo dell’anno, aspetti completamente diversi.

Ed è quello che succede anche a noi, comuni mortali, quando focalizziamo la nostra attenzione su una pagina della nostra esistenza.

Il nostro stato d’animo ci influenza, sicuramente, in quello che in quel preciso momento riusciamo a sentire.

Parola di Mastrogessetto!

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