Come evitare di fare scena muta a scuola

ragazza tende mano in segno di aiuto

Come evitare di fare scena muta ad un’interrogazione o addirittura all’esame?

Tempo di interrogazioni, tempo di esami.

Se si potessero registrare tutte le domande fatte ai ragazzi in questi ultimi anni di scuola, servirebbe un computer con una memoria molto capiente, per poterle contenere tutte.

Ho avuto modo più volte di spiegare quanto sia importante, durante le lezioni di scuola, ascoltare anche le interrogazioni degli altri.

Questo è molto utile per sapere quali sono i punti focali su cui uno studente si deve concentrare maggiormente, durante lo studio, per una sua eventuale interrogazione o per una verifica scritta.

Ma a tutti, prima o poi, capita la cosiddetta domanda scomoda.

Può succedere anche ai più scrupolosi e diligenti che quella cosa che viene richiesta non è stata studiata, per un qualsiasi motivo.

Oppure ci sono talvolta degli insegnanti che per la noia di ripetere sempre le stesse cose o semplicemente per mettere alla prova il/la ragazzo/a che ha di fronte, tirano fuori delle domande veramente improbabili, la cui risposta non è nemmeno sul testo usato per studiare.

Un piccolo mio aneddoto

studentesse

Questo è quanto è successo anche a me, quando da studentessa universitaria, ho affrontato un esame di storia, per esattezza storia del Risorgimento.

La materia mi piaceva molto e il docente era particolarmente bravo, tanto è vero che, ancora oggi, è uno dei più importanti esperti della materia, a livello nazionale.

Durante il viaggio, che affrontavo per raggiungere la sede universitaria, ebbi come un presentimento e comunicai la mia perplessità ad una mia compagna di studi che si apprestava a sostenere l’esame come me.

C’era un nome di un “tizio”, in una nota a pié pagina di uno dei tanti testi studiati sul quale non si diceva niente di che.

L’altra, non ricordandosi nemmeno a cosa mi riferissi, s’irrigidì e reagì in malo modo al mio nefasto pensiero.

Incredibile ma vero, fu la prima domanda che mi pose il docente per “testare come riuscivo a cavarmela con qualcosa che non era affrontato dai libri”.

C’erano due possibilità: buttare alle ortiche mesi di studio o provare ad arrampicarsi sugli specchi.

Per evitare di fare scena muta scelsi la seconda.

E così superato il momento di panico iniziale, riuscii a cavarmela e a dimostrare con le domande successive, più pertinenti e “normali” che ero ben preparata.

E se questo succedesse anche ai vostri figli?

O forse gli è già successo?

Fra le tante cose che ho insegnato ai miei studenti c’è stata anche quella di cavarsela in situazioni come questa.

Se siete curiosi di sapere come evitare di fare scena muta, vi suggerisco le solite cose da fare.

Rilassatevi!

Leggete con tranquillità!

Si parte!

Come cavarsela e non fare scena muta in italiano

salvagente

Intanto faccio un’ulteriore premessa: se guardate la fascia di età per la quale è proposto l’argomento è quella dalle medie in poi o per meglio precisare, sarebbe dalla terza media in poi.

 Quello che vi vado ad indicare non è una serie di suggerimenti per non studiare. 

Al contrario, deve servire a far sfruttare le proprie conoscenze, quando uno ha ben acquisito il metodo di studio, per poter fronteggiare un imprevisto.

Detto questo, non ci dovrebbero interpretazioni sbagliate da parte di chi legge e posso andare ad iniziare.

Intanto la modalità di cavarsela, per usare dei termini molto semplici, cambia da materia a materia. 

Ci sono infatti delle domande specifiche di certe discipline che necessitano di altrettante risposte precise.

Un esempio è la matematica, nella fattispecie della aritmetica, algebra ecc.  Quando un professore chiede ad esempio, che cos’è una disequazione di primo grado, non ho veramente suggerimenti da darvi.

n questo caso non esistono salvagenti ai quali potersi aggrappare.

Ma già la geometria offre qualche spunto in più.

Ma andiamo per ordine e procediamo materia per materia.

Partiamo da quelle che offrono più possibilità fino a quelle che ne offrono meno, procedendo quindi in modo decrescente.

OGGI AFFRONTIAMO… ITALIANO!

Parlare d’italiano in senso generico non è corretto.

Infatti questo termine generico si suddivide in tante “sotto-materie” specialistiche che sono grammatica, letteratura, epica, antologia (ne ho dimenticata nessuna?) 

COME NON FARE SCENA MUTA A GRAMMATICA

letterine alfabeto

La materia dove non si può proprio cercare di improvvisare è la grammatica, che per certi versi io trovo molto simile alla matematica.

L’analisi grammaticale è un insieme di conoscenze che devi per forza sapere; sulla logica si può cercare di ragionare e su quella del periodo ancora di più.

Se non sai che “velocemente” è un avverbio di modo, ci puoi girare poco intorno.

E’ così punto e basta.

Il fatto che uno non si ricordi il nome di un complemento o quello di una proposizione, viene “ammortizzato” da un certo ragionamento.

Faccio un esempio pratico: per il complemento si può dire che è uno indiretto e spiegare la differenza con quello diretto od oggetto.

Ci si può muovere più o meno nello stesso modo con la proposizione, ma si deve almeno essere in grado di distinguere le principali, le coordinate e le subordinate.

Insomma non si sta in silenzio e si dimostra di avere altre conoscenze al riguardo.

COME NON FARE SCENA MUTA IN LETTERATURA

ragazza dagli occhi blu tieni un mano un libro tra gli alberi autunnali

Ci possono essere due interrogazioni -tipo: quella che parte dall’autore e quella che parte dall’analisi di un testo.

Nel primo caso, la biografia di un autore è sempre facile da ricordare, tranne che per la data di nascita, dove però si può azzardare “nei primi anni del…”, “nella seconda metà di”, “alla fine del” e così via.

Si può anche fare un collegamento cronologico, che è sicuramente d’effetto, che può essere con un altro autore, tipo il poeta Giovanni Pascoli che fu allievo di Carducci all’università di Bologna e di conseguenza era più giovane del suo famoso insegnante.

A tal proposito vi suggerisco di dare un’occhiata a questo post di Facebook in cui spiego come memorizzare le date.

Oppure il collegamento può riguardare il periodo storico in cui è vissuto l’autore, come il lampante esempio di Ungaretti (ma anche di D’annunzio), il cui riferimento è la Prima Guerra Mondiale.

In questo caso, volendo, se la storia è una zona più “favorevole” per chi è interrogato, ci si può spostare un po’ su quella, ampliando un po’ il discorso.

Nel caso che invece il docente vi faccia partire dall’analisi del testo, intanto ci si muove diversamente a seconda che si tratti di un testo poetico o in prosa.

 Prendiamo il primo caso : il testo poetico.

1. CONTESTUALIZZAZIONE DELLA POESIA

Si parla brevemente dell’autore, della corrente letteraria a cui appartiene

• l’eventuale raccolta da cui è tratta

il periodo storico in cui è stata scritta

2. LETTURA E COMPRENSIONE GENERALE

 Si deve leggere la poesia, per intero, con una buona intonazione, che rispetti la punteggiatura e che serva a chi legge e a chi ascolta a comprenderne il significato nel suo insieme.

3. PARAFRASI

A questo punto ci sono i docenti che preferiscono che venga fatta la parafrasi e altri l’analisi strutturale.

Una delle cose più importanti (ma al tempo stesso delle più facili) è fare bene la parafrasi, cioè trasformare la poesia in prosa, usando un linguaggio più quotidiano, con sinonimi, ma senza stravolgere il significato del testo.

4. ANALISI STRUTTURALE

  • Il testo è suddiviso in strofe? Quante sono? Abbiamo un distico (due versi)? Una terzina (tre versi)? Una quartina (quattro versi)? Una sestina (sei versi)? Un’ottava (otto versi)?
  • Quanti soni i versi? Che lunghezza hanno (da quante sillabe sono formati : si tratta di endecasillabi? Ottonari ecc.)

A seconda del tipo di verso usato, la poesia ha un ritmo musicale diverso; faccio un esempio: il settenario crea un ritmo agile mentre l’endecasillabo un ritmo pacato.

Sono versi sciolti (senza rima) o in rima?

  • Che tipo di rima c’è? Alternata (ABAB)? 

Rima baciata (AA) ? E così via.

La rima conferisce al testo una certa musicalità.

5. FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche che siano di suono (tipo l’allitterazione), di ordine (tipo l’iperbole) o di contenuto ( tipo la metafora) vengono usate dal poeta per rendere il messaggio della poesia più espressivo e ricco di emotività.

6. COMMENTO FINALE

Arrivati a questo punto, per concludere, serve un commento finale cioè una riflessione personale su quello che è il messaggio del testo, sulle emozioni che ha suscitato e sulla condivisione o meno del pensiero del poeta.

Tutte queste cose, che uno studente deve aver appreso nel suo percorso scolastico, permettono di potersela cavare anche nel caso si trovasse di fronte una poesia mai conosciuta.

Il procedimento è lo stesso e il fatto di avere il testo poetico a portata di mano crea una situazione favorevole.

Naturalmente si devono conoscere tutte le cose suddette.

Ecco perché all’inizio del mio intervento, ho precisato che non stavo per scrivere delle “scappatoie” per non studiare.

COME NON FARE SCENA MUTA IN EPICA

mano che chiede aiuto

Ho collocato qui Epica, perché il poema epico, altro non è se non “opera letteraria in versi, di notevole estensione”.

Avete capito già tutto?

Molte delle cose che ho detto in riferimento ad un testo poetico, sono valide anche per l’Epica.

Quindi non mi soffermerò su questo argomento.

COME NON FARE SCENA MUTA CON LE OPERE IN PROSA

libro tra le foglie

Rispetto alla poesia la prosa offre meno escamotage.

Intanto, di solito, non si può avere il testo aperto sottomano.

Se la domanda viene fatta su un’opera che l’interrogato non conosce, deve cercare di fare dei collegamenti con la biografia dell’autore o con altre opere conosciute per mostrare che il resto è stato studiato con cura.

Altra strategia può essere quella di ampliare, collegando l’opera in questione con un’altra simile di un altro autore.

Parlando, ad esempio, di un romanzo l’aggancio è quello dei Promessi Sposi.

E’ chiaro che i professori conoscono bene queste strategie e riporteranno il candidato sulla domanda da loro posta, ma nel frattempo si è già intavolato un discorso e con più tranquillità, può darsi che qualcosa sia riaffiorato alla mente.

COME EVITARE DI FARE SCENA MUTA AD ANTOLOGIA

mano tesa verso un tramonto

Metto in fondo proprio Antologia perché non offre tanti spunti.

Prima di tutto è necessario aver letto il brano sul quale si deve esporre.

Gli autori dei brani, spesso, non sono famosi o perlomeno non conosciuti dai ragazzi, quindi anche fare un collegamento con la biografia diventa difficile.

Il titolo è l’unico che può offrire qualche spunto per poter cominciare a parlare.

Infine si può tentare di inquadrare il brano o dal punto di vista del genere (ad esempio la favola) o dal punto di vista della tipologia (ad esempio testo narrativo, argomentativo e così via).

Concludo dicendo che se “ Antologia” è sicuramente un ambito  dove basta poco per studiare, d’altro lato è vero che non si può inventare un granché.

Insomma bisogna aver letto quello sul quale si è chiamati ad esporre.

Quelli che vi ho appena proposti sono solo dei piccoli salvagenti che possono permettere di non affogare, in un momento di difficoltà.

Nel prossimo articolo ci occuperemo di altre materie, senza dimenticarci che poter sfruttare i salvagenti bisogna saperli usare!

Parola di Mastrogessetto!

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