Eugenio Montale – Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Eugenio Montale - Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

“Ho sceso , dandoti il braccio, un milione di scale” è una poesia di Eugenio Montale, scritta nel 1968.

Senza dubbio è la più famosa della raccolta Xenia.

E’ stata scritta dopo la morte della moglie, che aveva dei problemi di vista, dopo una lunga convivenza.



“Da queste parole emerge tutta la profondità del loro legame. Non era lui che sosteneva lei, ma era lei che vedeva di più di Eugenio, era lei che nonostante avesse le pupille offuscate, vedeva al di là della realtà che si vede. Gli occhi della donna infatti avevano la capacità di penetrare il vero senso delle cose al di là delle apparenze. Il poeta quindi riconosce che la moglie rappresentava non solo la compagna della sua quotidianità, ma soprattutto il sostegno e la guida della sua vita. Il poeta paragona la lunga vita in comune con la moglie a un viaggio, che è una metafora molto usata.”

Le coincidenze e le prenotazioni sono le incombenze e le urgenze della vita quotidiana, delle quali finalmente ha compreso la futilità.

 “Ho sceso , dandoti il braccio, almeno un milione di scale” è il simbolo della vita a due e dell’aiuto che due persone che stanno insieme, si danno ogni giorno.

Per chi volesse qualche suggerimento, legato ad un’analisi più approfondita del testo, propongo alcune considerazioni.

Sono presenti alcune figure retoriche, come:

– IPERBOLE: milione di scale L’esagerazione sottolinea la lunga durata della vita vissuta con la moglie

-OSSIMORO: breve/lungo i due aggettivi in contrasto evidenziano la situazione di sconforto del poeta per una vita insieme a sua moglie apparentemente lunga, ma in realtà durata poco.

-ACCUMULAZIONE: le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni: vengono elencate tutte le cose quotidiane  di chi si scontra con la realtà senza capire che si tratta di apparenze.

-ANTITESI

6) Gli occhi della moglie (le sole pupille = pupille sineddoche sta per occhi, erano le tue) avevano la capacità di penetrare il vero senso delle cose.

Drusilla Tanzi e Montale

Drusilla Tanzi e Montale

Per concludere: per il poeta la morte della moglie ha rappresentato la perdita della compagna ma anche del sostegno e della guida della sua vita.

E questa, purtroppo, è una sensazione, espressa così bene da Eugenio Montale, comune a molti esseri umani.

Dedicata a tutti coloro che hanno perso una persona cara

da Mastrogessetto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com