Da Shakespeare a Pirandello, passando per Rosso di San Secondo: parliamo di teatro

Opera Lirica, particolare del Teatro Massimo Bellini

Quando frequentavo l’Università ho sostenuto un esame di letteratura teatrale.
E’ stata una bella opportunità perché ho potuto conoscere, in modo approfondito, alcuni autori.


Pirandello lo conoscete tutti.

Ma Rosso di San Secondo?

E’ un autore meno famoso che ha in comune con Pirandello Il luogo di nascita: la stupenda Sicilia.
Non solo: fra loro ci fu “un’amicizia sincera e sentita che non sempre si verifica fra uomini di lettere e studiosi di alto livello”.

Inoltre Pirandello, più vecchio di vent’anni , lesse le opere dell’altro autore siciliano, scrivendo e pubblicando, in alcuni casi, commenti sulle opere in questione.

Se Pirandello è stato l’innovatore per eccellenza, anche Rosso di San Secondo può essere considerato tra i protagonisti di un tentativo di rinnovamento del teatro italiano del primo dopoguerra.


Parlando di quest’ultimo, ricordo, con simpatia, un episodio della mia giovinezza.

Grazie all’aggancio della mia docente, mi recai a far visita alla moglie, Inge, di Rosso di San Secondo: era molto più giovane di lui, per questo era sempre viva, anche se ormai anziana.
Mi accolse, con un accento tipicamente tedesco, nella sua villetta stile liberty, in Versilia, la bella costa della Toscana, poco distante dal mare.
La sua gentilezza e la sua ospitalità furono impeccabili, ma altrettanto la sua “stravaganza”.
Fui molto frastornata dal suo abbigliamento, molto variopinto e contrastante con la sua avanzata età.
Per non parlare dell’arredamento che era quello più eccentrico che avessi mai visto.
Di esso facevano parte, anche una moltitudine di gatti, che si muovevano qua e là nelle stanze.

L’impressione immediata fu quella di aver a che fare con una donna fuori dal comune.

Peccato che, essendo io molto giovane, non abbia pensato di conservare quella preziosa intervista.

Avrei potuto, anche a distanza di anni, con i nuovi mezzi, rendere note a tutti alcune cose interessanti sulla vita privata di Rosso di San Secondo ma anche di Pirandello.

Parlando di Pirandello, quale messaggio ci ha lasciato?

Perché è ancora così attuale?

Quali collegamenti possiamo trovare con Rosso di San Secondo?

E con Shakespeare?

Volete avere semplici e brevi risposte e qualche perla su questi tre drammaturghi?

Vediamoli insieme.

Stesso consiglio: mettetevi comodi.

Pronti?

Si parte!


Shakespeare, Pirandello e Rosso di San Secondo: elementi comuni del loro teatro.

Shakespeare è diventato molto più fruibile, grazie a libri che sono riduzioni delle opere originali.
Già alla scuola media, i miei figli, ma anche i miei alunni hanno letto, senza eccessiva difficoltà Romeo and Juliet o Macbeth nella lingua originale. Vi propongo per la prima opera 2 versioni: http://Romeo e Giulietta. Testo inglese a fronte. Ediz. bilingue: Oscar Junior di William Shakespeare. Romeo and Juliet + audio +eBook: Romeo and Juliet + audio CD/CD ROM edizione inglese di Shakespeare.
Ma chi non conosce bene l’inglese o preferisce la traduzione nella nostra lingua, può trovare in commercio tante versioni ridotte, anche per i più giovani.( Per la seconda opera vi consiglio ad esempio questa versione:http://William Shakespeare Macbeth Universale Economica Feltrinelli /Classici.

Secondo alcuni, William  Shakespeare non fu mai esistito: il suo nome sarebbe infatti uno pseudonimo per celare l'identità di più scrittori. In realtà questa tesi non è supportata da alcuna prova certa.
Ritratto di William Shakespeare

Cosa accomuna Shakespeare, drammaturgo del Rinascimento a Pirandello o a Rosso di San Secondo, vissuti nel novecento?

Il metateatro

Che cos’è il metateatro?

Innanzitutto una particolare tecnica teatrale chiamata metateatro o teatro nel teatro: durante la recita si mette in scena un’altra recita.

“Gli attori sulla scena assistono a un’altra rappresentazione teatrale e si trasformano essi stessi in spettatori.”

“Uno spettacolo ne contiene un secondo. Realtà e finzione in tal modo si scambiano le parti, si alternano e si mescolano, cosicché diventa difficile distinguerle.”

“Questa tecnica la si ritrova già nelle commedie di Plauto. È messa in pratica da William Shakespeare nell’Amleto, in cui il protagonista mette in scena l’omicidio del padre commesso dallo zio Claudio, e da Carlo Goldoni ne La locandiera, in cui la finzione di Mirandolina con i suoi spasimanti è vista dai critici come una commedia recitata all’interno della commedia stessa.”

Amleto - Laurence Olivier

Laurence Olivier in Amleto (1948)

“La tecnica del metateatro o teatro nel teatro sarà ripresa dal teatro novecentesco e da Luigi Pirandello, che ha scritto una trilogia da lui denominata appunto “teatro nel teatro”. Si tratta di Sei personaggi in cerca d’autore (1921), Ciascuno a suo modo (1923), Questa sera si recita a soggetto (1928-29).”

Questa tecnica, che ritroviamo in tutti e tre gli autori è molto coinvolgente perché fa sentire gli spettatori come parte della storia.



Sei personaggi in cerca d’autore

L’analisi introspettiva dei personaggi

Sembra incredibile ma già un autore rinascimentale, come Shakespeare, è riuscito ad aprire la strada ad un teatro dove si sposta” la telecamera dalla vicenda esterna e la pone nei meandri dell’interiorità dei protagonisti.”

Essere o non essere?”


Alzi la mano, chi di voi ha pronunciato o pensato, almeno una volta queste parole?


Tutti con le mani alzate?

Bene.

Questa famosa frase appartiene all’ “Amleto” di Shakespeare, pronunciata proprio da Amleto stesso, nella prima scena del terzo atto.
E’ un interrogativo esistenziale: vivere soffrendo (essere) o ribellarsi rischiando di morire (non essere)?

Il dubbio amletico è tra i più attuali del nostro tempo.  

A distanza di tanti anni, arriva il mio amato Pirandello che con le sue opere teatrali ci dà una visione a tutto tondo dell’essere umano, con le sue fragilità, con l’essere quello che gli altri si credono che uno sia.

Nelle sue opere non perde occasione per far riflettere il lettore su tanti aspetti dell’uomo e della sua esistenza.

Quanto è ancora tristemente attuale questa sua frasi: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.” ( da Uno nessuno centomila).

Siete d’accordo sul parere dello scrittore che la conoscenza della realtà sia relativa (relativismo conoscitivo), nel senso che ognuno di noi ha una propria visione della realtà per cui la conoscenza di una realtà certa è impossibile?

E’ quello che ci dice in “Sei personaggi in cerca di autore”.

Conclusione: la realtà è quella in cui ciascun personaggio crede e che è variabile a seconda del punto di vista.

Così nella famosa opera “Così è se vi pare”, di cui vi propongo la trama riassunta, in modo semplice.


“L’opera di Pirandello inizia con l’arrivo in una cittadina di provincia di una strana famiglia che suscita i pettegolezzi degli abitanti del paese e che scampa miracolosamente al terribile terremoto della Marsica. Si tratta del Signor Ponza e della suocera, la Signora Frola, e della moglie del signor Ponza, mai avvistata veramente da nessuno, ma comunque sulla bocca di tutti. Il trio viene così trascinato nei vari pettegolezzi sorti in paese. Il Signor Ponza e la sua coniuge vivono in periferia, mentre la Signora Frola vive in un’abitazione sita in centro città.

Corre voce che il Signor Ponza sia raffigurato come un “mostro” che impedisce alla Signora Frola di vedere la figlia tenuta chiusa a chiave nella propria abitazione. Nessuno, in paese, riesce a spiegarsi il perché. Alla discussione prendono parte, in fase iniziale, la Signora Amalia Agazzi, sua figlia Dina e il fratello Lamberto Laudisi, ma in seguito una schiera di amici si ritrova nel salotto di casa Agazzi per tentare di risolvere la questione e scovare la verità su questa strana famigliola. Solo il cognato Laudisi difende a spada tratta i nuovi arrivati, dichiarando l’impossibilità di conoscere realmente gli altri e, più in generale, di comprendere la verità assoluta.

Nel tentativo di risolvere l’enigma, il consigliere Agazzi organizza addirittura delle ricerche in Prefettura per cercare dei documenti che possano testimoniare a favore del Signor Ponza o della Signora Frola, ma ogni documento è andato distrutto durante il terremoto; infine, esausto della situazione, programma un incontro tra suocera e genero, ma ne derivano solo scene di concitata violenza. Vengono quindi interrogati la Signora Frola e il Signor Ponza ma con scarsi risultati e generando un’ulteriore confusione tra i presenti alla discussione. La Signora Frola si giustifica all’interrogatorio, affermando che suo genero è pazzo e crede di essere rimasto vedovo e di essersi risposato con un’altra donna che non avrebbe nessuna parentela con lei; dall’altra parte, il Signor Ponza sventola ai quattro venti la pazzia della suocera.

La Signora Frola sarebbe impazzita a causa della perdita della figlia Lina, sua prima moglie, e attualmente sarebbe convinta che Giulia (la sua seconda moglie) sia la sua attuale figlia, purtroppo scomparsa prematuramente. Per questo motivo, i due coniugi avrebbero messo in atto una serie di precauzioni per tener viva l’illusione nella donna. Le due versioni contrastanti generano ancora più confusione. Non resta allora che interrogare la Signora Ponza.

Così è se vi pare - Una scena teatrale
Così è (se vi pare) – Una foto tratta da una rappresentazione a teatro

Così è (se vi pare): il finale

Nell’ultimo atto, dopo una vana ricerca di prove certe tra i superstiti del terremoto, a casa di Agazzi arriva la moglie del Signor Ponza, l’unica in grado di risolvere l’enigma, nel tentativo estremo di far conoscere a tutti la verità. Ma anche la Signora Ponza genera confusione: con il viso coperto da un velo nero, ribadisce di essere al contempo sia la figlia della Signora Frola che la seconda moglie del Signor Ponza, lasciando tutti nello sconcerto e affermando di non essere nessuna: “Io sono colei che mi si crede“, non svelando a nessuno la sua vera identità.”

La frase che pronuncia alla fine, la signora è molto significativa: “Io sono colei che gli altri credono che io sia”: quindi la verità certa è inesistente.

Ed eccoci arrivati a Rosso di San Secondo.

insegna parco letterario rosso di san secondo
Insegna del Parco Letterario a Caltanissetta, dedicato a Pier Maria Rosso di San Secondo

La sua opera più famosa è: “Marionette che passione” .https://www.ateatro.info/copioni/marionette-che-passione/

Il titolo la dice già lunga sul suo pensiero sugli esseri umani.

Nel dramma troviamo dei temi come “la disumanizzazione, le difficoltà dei rapporti umani, i vuoti dialoghi, e i problemi della grande città, l’accelerazione del mondo”, che sono sicuramente molto attuali anche oggi”.
Per questo il testo del dramma è ancora capace di suscitare un interesse e forse anche un successo presso gli spettatori di fronte alla sua rappresentazione teatrale.

Sì perché queste opere, che siano di Shakespeare, di Pirandello o del meno noto Rosso di San Secondo sono state scritte per essere rappresentate.

Le possiamo anche leggere.

Ma è in teatro che prendono la loro giusta dimensione, trasportando anche noi spettatori in un’altra dimensione.

Parola di Mastrogessetto!

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