Come fare l’analisi di una poesia

Una poesia prima di tutto va letta.

E non basta certo una sola lettura.

La prima lettura è quella che facciamo tutti noi adulti, silenziosa, di approccio.
Ci avviciniamo ad un testo con cautela, quasi avessimo paura di guastare un qualcosa di fragile e delicato.

Non possiamo certo dire la stessa cosa degli studenti che leggono, spesso forzatamente, dei versi.
E’ quasi certo, che al primo impatto, tali versi non susciteranno in loro un gran coinvolgimento emotivo.
Se, poi, si tratta di fargli analizzare questa cosa così distante dalle loro corde, dobbiamo affrontare un’impresa piuttosto ardua.

Siamo stati tutti bambini e poi adolescenti e alzi la mano chi non ha mai sbuffato di fronte ad una poesia da studiare.

Cerchiamo, da genitori e da insegnanti , di ricordarci questo e i nostri ragazzi ci sentiranno più vicini.

Ma veniamo al dunque.
Come possiamo aiutarli?
Vogliamo indicargli una strada da seguire che, in futuro, andrà bene ogni qual volta avranno davanti una poesia?

Basta procedere seguendo un ordine ben preciso e non ci saranno problemi.

Volete leggere le prossime righe?

Prego.

Mettetevi comodi.

Si parte!

Come analizzare una poesia in 5 mosse

Analisi di una poesia step by step

  1. Introduzione
  2. Lettura
  3. Parafrasi
  4. Analisi strutturale
  5. Commento e significato

Introduzione

E’ importante, prima di tutto, contestualizzare il componimento poetico per capire meglio le sue sfaccettature.
Cosa s’intende per contestualizzare?
Devono essere presi in considerazione alcuni aspetti importanti:
. il periodo storico in cui è stato scritto
. l’eventuale raccolta da cui è tratto
. la biografia dell’autore, la corrente letteraria alla quale appartiene e il suo pensiero

Lettura

La lettura è una cosa fondamentale.
Distinguiamo due diversi momenti in cui si legge: quello che serve per studiare e quello da fare nel momento dell’esposizione.
Iniziamo con lo studio.
Dopo la prima lettura ,silenziosa, è meglio leggere il testo la seconda volta, compresa l’introduzione,( nel caso che ci sia) e le note ( sempre silenziosamente).
La terza lettura va fatta ad alta voce, con la giusta intonazione e rispettando le eventuali pause e tutto il resto.
In un’eventuale interrogazione, nel caso si debba esporre una poesia, la lettura ad alta voce ben fatta è una buona carta di presentazione.
Inoltre serve allo studente a concentrarsi e ad addentrarsi nel testo da analizzare.

Parafrasi

Per parafrasi, detto molto semplicemente, si intende la trasformazione in prosa del componimento.
Consiste nel ripetere o riscrivere la poesia sostituendo i termini complessi, aulici, arcaici con termini di uso più comune.
Spesso si deve anche riordinare le frasi, che in poesia non rispettano l’ordine sintattico della lingua scritta.
La parafrasi deve rispettare il testo e non deve essere confusa con il commento.
Infatti non si deve né cambiarne il contenuto né il significato.

In pratica :
. si devono ordinare le parole, all’interno della frase, secondo una successione sintattica regolare
. semplificare, all’interno dei periodi, le costruzioni sintattiche troppo complesse
. sostituire le parole e le espressioni difficili
. spiegare le espressioni figurate, come le metafore e simili.



Analisi strutturale

L’analisi strutturale prende in considerazione tre aspetti:
1) la metrica
2) la rima
3) le figure retoriche e il linguaggio

Partiamo dalla metrica.
Vediamo cosa dobbiamo dire.

  • La metrica


Innanzitutto la poesia può essere suddivisa in strofe.
Che cos’è una strofa?

Una strofa è un gruppo di versi.


La domanda è : quante sono le strofe ? Oppure: c’è un’unica strofa?
Definiamo il numero di strofe.
Inoltre, ogni strofa prende un nome diverso a seconda del numero di versi che la compone.
Abbiamo:
il distico, formato da due versi;
la terzina, formata da tre versi;
la quartina, formata da quattro versi;
la sestina, formata da sei versi;
l’ottava da otto versi.

Che cos’è un verso?
Detto molto semplicemente ( non me ne vogliano i puristi) il verso è l’insieme di parole contenute in una riga di una poesia.

Alla fine di ogni verso si ha una pausa, detta pausa forte o primaria, che è un attimo di silenzio; mentre se questa pausa si ha all’interno del verso si ha la cesura (pausa secondaria), che spezza il ritmo del verso stesso.
Quando invece, alla fine, non troviamo nessuna pausa e siamo costretti a leggere l’inizio del verso successivo, si ha quello che si chiama enjambement, termine francese che significa inarcatura.

i versi possono variare come lunghezza.
Per stabilire la lunghezza di un verso bisogna contare il suo numero di sillabe.


La metrica italiana annovera versi di due, tre quattro fino a undici sillabe.

Ecco i loro nomi:
2 sillabe = binario o bisillabo
3 sillabe = ternario o trisillabo
4 sillabe = quaternario o quadrisillabo
5 sillabe = quinario
6 sillabe = senario
7 sillabe= settenario
8 sillabe = ottonario
9 sillabe = novenario
10 sillabe = decasillabo
11 sillabe = endecasillabo

Queste, in sintesi, le soluzioni più usate.

  • La rima

Che cos’è la rima?

La rima è in pratica un ritorno di suono programmato o più semplicemente la ripetizione degli stessi suoni a partire dall’ultima vocale accentata, alla fine del verso (come ad esempio forte-morte, sano-mano., ecc.

A che cosa serve?
Ha tre funzioni:
1) segna la fine del verso
2) le rime, richiamandosi e incrociandosi in vari modi , danno origine alle strofe
3 la rima ha una funzione ritmica

Le rime più comuni sono:
1) rima baciata quando il verso fa rima col successivo, secondo la sequenza AA BB
2) rima alternata quando il primo verso fa rima con il terzo, il secondo con il quarto e così via, secondo la sequenza AB-AB-AB…
3) rima incrociata quando il primo verso fa rima con il quarto, il secondo con il terzo, secondo lo schema ABBA
4) rima incatenata nelle composizioni in terzine cui il primo verso della prima strofa fa rima con il terzo, il secondo si lega al primo e al terzo della seconda terzina e così di seguito, secondo la successione ABA BCB CDC.

L’esempio più celebre di rima incatenata è quello delle terzine della Divina Commedia di Dante, interamente scritta secondo questo schema.

  • La figure retoriche e il linguaggio

Le figure retoriche si possono suddividere in tre grandi gruppi:

  1. le figure di suono o fonetiche, relative appunto ai suoni
  2. le figure del significato o semantiche, relative al significato
  3. le figure dell’ordine o sintattiche, relative all’ordine delle parole nella frase.
  1. Le figure retoriche fonetiche

Prendiamo in considerazione le figure del suono più usate.

. L’allitterazione
L’allitterazione è il ripetersi della stessa lettera o della stessa sillaba in due o più parole vicine.

Vediamo questa figura nella poesia “Mattina” di Giuseppe Ungaretti.

Mattina
M’illumino
d’immenso

.L’assonanza
L’assonanza è l’accostamento di parole che hanno, nelle sillabe finali, vocali uguali ma sillabe diverse

Due esempi possono essere rappresentati da queste due coppie di parole:

amore-sole viso-mattino

.La consonanza
La consonanza è l’accostamento di parole che presentano consonanti uguali, ma sillabe diverse.

Un bell’esempio è nella prima strofa della poesia ” A Silvia” del Leopardi.

Silvia (…)
(…) salivi

.L’onomatopea
L’onomatopea consiste nell’uso di parole che imitano o riproducono il suono , i rumori e i versi di vario genere che si richiamano alla natura tipo chicchiricchì, tintinnìo, ecc.

Vediamo un esempio molto significativo, con una poesia “L’ assiuolo” di Giovanni Pascoli

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento;
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù

.La paronomasia
La paronomasia consiste nell’usare vicine parole che hanno un suono , sia vocalico che consonantico molto simile, ma che hanno un significato diverso.

Un esempio famoso ci viene dato dal Petrarca:

L’aura che il verde lauro et l‘aureo crine…

2. Le figure retoriche semantiche

Vediamo ora le figure retoriche del significato.

La similitudine
La similitudine è il confronto tra due termini di paragone collegati dal nesso logico come oppure da aggettivi, verbi, o avverbi del tipo simile, quale, pare, sembra, ecc.
E’ importante non confondere la similitudine con la metafora.
La similitudine introduce un termine di paragone , la metafora no.

Un esempio di similitudine: ” com’esuli pensieri” nella poesia di Carducci, “San Martino”.

La metafora
la metafora è una similitudine abbreviata.

Facciamo due esempi:

Sei furbo come una volpe= è una similitudine
Sei una volpe = è una metafora

L’analogia è simile alla metafora, ma ancora più sintetica.
la metafora si basa “su un evidente rapporto di somiglianza tra le immagini”, mentre nell’analogia il primo termine di paragone non viene messo.

Un esempio lo troviamo nella poesia ” L’ aquilone” dove cometa sostituisce aquilone:

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Simbolo
Molto simile alla metafora è il simbolo: di solito si tratta di un oggetto, un’azione, una persona con cui si vuol rappresentare un concetto astratto. Un esempio è rappresentato da Dante che nel Paradiso vede Dio sotto forma di tre cerchi ( tre giri): il numero tre è simbolo della Trinità e il cerchio è simbolo della divinità e della perfezione.

Allegoria
L’allegoria è una figura retorica per cui qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta.
L’esempio più famoso ci viene sempre da Dante, stavolta nell’Inferno della Divina Commedia: ” mi ritrovai in una selva oscura“.

L’antitesi
L’ antitesi è l’accostamento di due parole o frasi di significato opposto.

Ad esempio in Carducci possiamo citare il seguente verso tratto da ” Illusa gioventù”:
“…So che non foco, ma ghiaccio eravate…”

L’ipallage
L’ ipallage si ha quando una proprietà o qualità che sono proprie di un te0rmine vengono attribuite ad un altro vicino.

Un esempio si ha nella poesia “Novembre” di Giovanni Pascoli nel verso 11:

di foglie un cader fragile

L’aggettivo fragile è adatto alle foglie, non al cadere.

La metonimia
La metonimia è la sostituzione di un termine con un altro, dove per esempio la materia sta per l’oggetto e così via.

Ad esempio:

Ferro per spada
bicchiere per vino
olivo per pace

E così via.

L’ossimoro
L’ossimoro è l’accostamento di due termini dal significato opposto, volti ad escludersi l’un l’altro, che recando sconcerto, fanno concentrare l’attenzione.

Un esempio lo troviamo nella poesia ” Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, nel verso 3.

Anche così è stato breve, il nostro lungo viaggio

La sinestesia
La sinestesia è “una forma di metafora in cui vengono accostati, per associazione, termini appartenenti ad aree sensoriali diverse”
E’ molto ricorrente nella poesia decadente.

Infatti nel Pascoli troviamo questo esempio, nel verso 15 del X Agosto, dove viene accostato l’udito (grido) con la vista (occhi):

negli aperti occhi un grido:




3. Le figure retoriche sintattiche

E’ la volta delle figure retoriche sintattiche.
Le più significative sono sei.

L’anafora


L’anafora consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio del verso e serve a conferire enfasi. Anafora, dal greco, vuol dire ripetere.

Esempio illuminante è quello usato da Dante, nell’Inferno, canto III, vv. 1-3:

Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente

Il chiasmo
Il chiasmo è una figura retorica dove si accostano due gruppi di parole creando un incrocio immaginario e infatti significa struttura a croce.
Viene fuori uno schema ABBA:

Un esempio è dato dal verso 62 , di “A Silvia ” di Leopardi

… la fredda (A) morte(B) ed una tomba(B) ignuda(A)…

La climax
La climax , dal greco scala, è una successione di parole, disposte in un ordine basato “sulla crescente intensità del loro significato.

Un esempio lo troviamo nella poesia “Fides” di Pascoli, nei versi 5 e 6.

Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro.

Esiste anche l’anticlimax, dove i termini sono disposti in gradazione discendente.
Un esempio può essere: splendore, luce, penombra, barlume, tenebre.

L’ellissi
L’ellissi consiste nella soppressione di qualche elemento sintattico, indispensabile alla frase. Se manca il soggetto si dice ellittica del soggetto e così via.
Spesso riguarda il verbo, per dare maggior rilievo ad un’immagine.

La famosa poesia Il cinque maggio, vv.31-32 ne offre un chiaro esempio:

…Ai posteri l’ardua sentenza…

Il Manzoni omette il verbo “toccherà”.

L’inversione
L’inversione consiste nel capovolgimento dell’ordine normale della frase, soggetto-verbo-oggetto-complemento.
Spesso riguarda il soggetto che può essere rimosso, occultato o retrocesso.

Leopardi ci offre ancora una volta un famoso esempio:

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle”

L’ordine giusto sarebbe : quest’ermo colle mi fu sempre caro”.

Due particolari tipi di inversione sono l’anastrofe e l’iperbato.

L’anastrofe è l’inversione dell’ordine abituale di due parole.
Si usa molto anche nelle espressioni colloquiali tipo, cammin facendo ecc.

Nella poesia troviamo tantissimi esempi.

Citiamo quello di una famosa poesia di Montale, ” Spesso il male di vivere ho incontrato”.

desolata t’attende dalla sera.”

La climax
La climax , dal greco scala, è una successione di parole, disposte in un ordine basato “sulla crescente intensità del loro significato.

Un esempio lo troviamo nella poesia “Fides” di Pascoli, nei versi 5 e 6.

Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro.

Esiste anche l’anticlimax, dove i termini sono disposti in gradazione discendente.
Un esempio può essere: splendore, luce, penombra, barlume, tenebre.

L’ellissi
L’ellissi consiste nella soppressione di qualche elemento sintattico, indispensabile alla frase. Se manca il soggetto si dice ellittica del soggetto e così via.
Spesso riguarda il verbo, per dare maggior rilievo ad un’immagine.

La famosa poesia Il cinque maggio, vv.31-32 ne offre un chiaro esempio:

…Ai posteri l’ardua sentenza…

Il Manzoni omette il verbo “toccherà”.

L’inversione
L’inversione consiste nel capovolgimento dell’ordine normale della frase, soggetto-verbo-oggetto-complemento.
Spesso riguarda il soggetto che può essere rimosso, occultato o retrocesso.

Leopardi ci offre ancora una volta un famoso esempio:

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle”

L’ordine giusto sarebbe : quest’ermo colle mi fu sempre caro”.

Due particolari tipi di inversione sono l’anastrofe e l’iperbato.

L’anastrofe è l’inversione dell’ordine abituale di due parole.
Si usa molto anche nelle espressioni colloquiali tipo, cammin facendo ecc.

Nella poesia troviamo tantissimi esempi.

Citiamo quello di una famosa poesia di Montale, ” Spesso il male di vivere ho incontrato”.

desolata t’attende dalla sera.”




L’iperbato si ha quando si separano due parole che normalmente si succedono, mediante l’inserimento di altri termini che ne spezzano l’unità naturale.








L’iperbato si ha quando si separano due parole che normalmente si succedono, mediante l’inserimento di altri termini che ne spezzano l’unità naturale.

Il parallelismo
Il parallelismo consiste nella disposizione simmetrica delle parole in due o più frasi contigue.

Infine abbiamo il polisindeto.
Il polisindeto consiste nell’uso ripetuto della congiunzione, in particolare della e.ù

Possibile che ci siano tutte queste regole in una poesia?
Il bello è che i poeti più bravi sono proprio quelli che non ce lo fanno notare, pur usandole.

Ma l’analisi di una poesia non sarebbe ancora terminata.

Dovremmo parlare di commento e di significato di un testo poetico.

Siete d’accordo se affrontiamo questo ultimo aspetto in un’altra occasione?

Mi sembra di avere il vostro consenso.

Vi anticipo che il prossimo argomento affrontato, riguardo ad una poesia, sarà meno impegnativo.

Parola di Mastrogessetto!

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