Come e quando usare l’apostrofo

bambina che scrive

Come e quando usare l’apostrofo non è così scontato! Mi è capitato tantissime volte, anche con i ragazzi più grandi di dover correggere questo errore ortografico, in due sensi o perché c’era e non ci voleva o perché viceversa, non era stato messo.

Anche in questo caso sono convinta che molti di voi, ormai, lo hanno acquisito in modo automatico e dovendo affrontare di nuovo la cosa, con i propri figli, non sanno da dove cominciare.

Su con la vita!

Non sarà un apostrofo a farvi affondare!

L’argomento è stato trattato in modo divertente da Gianni Rodari che non ha tralasciato proprio niente.

Mi vengono in mente, al riguardo, tre sue filastrocche. La prima molto conosciuta si intitola “L’ago di Garda”( vi lascio qua il link ) e racconta la storia di uno scolaro non proprio bravissimo (oggi nessuno userebbe più il termine “somaro”) e un po’ mago che usando un apostrofo di troppo trasforma un LAGO in un AGO.

Le altre due meno conosciute si intitolano “L’apostrofo” e “L’apostrofo se ne va”.

Vi propongo quest’ultima.

“L’apostrofo un giorno, stufo di lavorare

decise in largo e in lungo il mondo di girare.

Successe un parapiglia e immaginate un po’

con tutto quel disordine che cosa combinò.

L’oro non brillò più perché loro diventò,

l’ago più non cucì in un lago si trasformò.

Per l’una con la luna il sole era mancato

e l’etto di prosciutto fu letto e non mangiato.

L’apostrofo sconvolto da tanto finimondo

commuover si lasciò e al suo posto tornò.”

Simpatica vero?

Richiama la filastrocca dell’h in fuga, che potete trovare su questo articolo, dove approfondisco proprio l’uso della mutina.

Bene.

Vi servono pochi minuti per leggere le prossime righe e  di fermarvi un attimo.

Di nuovo in partenza!

Come capire quando usare l’apostrofo

ape e fiore

La cosa indispensabile da far capire ai bambini è che l’apostrofo indica che qualcosa non c’è più e viene sostituito da questa sorta di virgola “volante”.

Per quelli più piccoli può andar bene la storiellina della lacrima, che io ho inventata e raccontata tantissime volte.

“Era primavera. La fatina delle parole scriveva sul suo quadernino le cose belle della natura.”

“Quel  giorno scrisse” (e di solito scrivevo sulla lavagna, ma anche voi lo potete fare sopra un foglio, scrivendo grande e a chiari caratteri UNA APE): “una ape si posa sopra un fiore per succhiare il nettare.”

 “Cari bambini, non sentite che ci sono due paroline che stanno male insieme?” (si aspetta per vedere se arriva la risposta).

Poi continuiamo (per stimolare a dare la risposta giusta, se non fosse ancora arrivata) UNA APE, ma noi di solito diciamo così? Di solito diciamo un’ape! Ma si scrive tutto attaccato? NO! E allora, vogliamo scoprire cosa è successo?” 

Guardiamo le due parole scritte e facciamo notare che abbiamo una A iniziale e una A finale.

Decidiamo di togliere quella finale di Una e facciamo una bella X sopra per far capire che non c’è più.

La vocale se ne è andata ma al suo posto è rimasta una sorta di lacrima che ci ricorda che qualcosa è stato tolto.

Riscrivete sotto le due nuove parole:

UN’ APE.

Spiegate ai vostri bambini che questo succede ogni volta che UNA ha dopo di sé una parola che inizia per qualsiasi vocale.

Trovate e scrivete tanti altri esempi: una elica, una indiana, una oca, una upupa e così via.

Non vi preoccupate se nonostante tutto i vostri figli continueranno a sbagliare scrivendo un elefante erroneamente, con l’apostrofo UN’( articolo maschile indeterminativo) ELEFANTE.

L’importante è che abbiano capito la regola e che siano in grado di riconoscere lo sbaglio, fatto, magari, per distrazione.

Naturalmente esistono tante altre situazioni in cui viene usato l’apostrofo, tanto per ricordarne alcune, affrontiamo insieme le più importanti.

QUANDO USARE L’APOSTROFO

1)Con l’articolo indeterminativo femminile “una” seguito da un  nome o da un aggettivo al femminile che inizia per vocale (ne abbiamo parlato ampiamente sopra)

un’amica       un’educata amica

2) Con gli articoli determinativi  singolari “lo” e “la” seguiti da nome o da aggettivo che inizia per vocale

l’oro        l’accecante oro

3) Con le preposizioni articolate seguite da nome o da aggettivo che inizia per vocale

nell’albero       dell’amara vita

4 ) Con “ci” davanti a voci del verbo essere cominciano con e

C’è        c’erano

5) Con Santo e Santa

Sant’Antonio        Sant’Anna

6) Con poco modo quando si ha un troncamento

Po’       mo’      

Un po’ di pazienza       A mo’ di parafulmine

QUANDO NON USARE L’APOSTROFO

cartello di pericolo
  1. Un maschile davanti a parola che inizia per vocale

Un albero

  1. Qual seguito da è

Qual è

Queste sono le principali (ce ne sarebbero molte di più) regole su come usare l’apostrofo che servono alla scuola primaria, per evitare che i vostri figli evitino errori come un’uomo oppure qual’è e infine pò con l’accento.

Poi è importante che, fin da questo momento, abbiano ben chiaro che la presenza di questa virgoletta sopraelevata indica sempre che qualcosa è stato sostituito da essa, sia che si tratti di una vocale finale (una ape) e allora si parla di elisione, sia che si tratti di un’intera sillaba (poco che diventa po’ ) e allora si parlerà di troncamento.

Simpatici due articoli su Focus Junior “ Come e quando si usa l’apostrofo?” e l’altro “Si scrive un o un’ ?Quando l’apostrofo va messo e quando no”. (https………………..) se volete leggere ancora qualcosa in merito.

Vi sareste immaginati che ve la sareste cavata con una sola lacrima?

Magari fosse tutto così semplice!

 Il mio intento è, quando è possibile, proprio quello di semplificare al massimo le cose apparentemente complicate, inerenti all’apprendimento.

Questi di sicuro sono i nodi della vita più facili da sciogliere!

Parola di Mastrogessetto!

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