Agosto in poesia

Origine del nome

Ottaviano Augusto
Ottaviano Augusto

Da cosa deriva il nome del mese?

La risposta è semplice: deriva dal nome dell’imperatore romano Augusto.

Ricordiamo, ancora una volta, che fino al 46 a.C. a Roma l’anno cominciava il primo di marzo.

Per questo motivo il mese di luglio si chiamava Quintilis (quinto mese) ed agosto Sextilis (sesto mese).

Poi, nell’8 secolo a.C. , il nome del mese fu cambiato in agosto.

La scelta del senato fu in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, che proprio in quel mese aveva compiuto imprese grandiose.

Fra l’altro, il destino volle, che proprio nel mese di agosto, qualche anno più tardi( esattamente il 19 agosto 14 d.C.), morì questo grande imperatore.

Bene.

Detto questo, veniamo ad argomenti più leggiadri.

Come per tutti i mesi, i poeti, siano contemporanei che del passato, siano italiani che stranieri, hanno scritto versi ad esso dedicati.

Siete pronti per immergervi in un’atmosfera suggestiva?

Prendetevi qualche minuto.

Rilassatevi!

Si parte!

Poesie su Agosto

Iniziamo con l’autore spagnolo Federico Garcia Lorca.
Il titolo è essenziale.

Agosto

Agosto,
controluce a tramonti
di pesca e zucchero
e il sole dentro la sera
come il nocciolo nel frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.

Una poesia particolare è quella di Trilussa.
L’argomento è ancora attuale: quello del desiderio che si esprime alla vista di una stella cadente

Stella cadente

Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d’agosto tanto belle
ch’er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
a ognuna che ne casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.

Perché la gente immaggina sur serio
che chi se sbriga a chiede quarche cosa
finché la striscia resta luminosa,
la stella je soddisfa er desiderio;
ma, se se smorza prima, bonanotte:
la speranzella se ne va a fa’ fotte.


Tono ben diverso è quello del famosissimo componimento di Giovanni Pascoli.
L’evento tragico è la morte del padre del poeta.

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi.

Concludiamo con una filastrocca allegra, adatta ai bambini di Roberto Piumini.

Agosto

C’è un cuoco
che cuoce
un arrosto
lo cuoce
col fuoco
lo sala col mare
intorno al gran sole
lo fa rosolare,
lo fa rosolare
girando in tondo:
Agosto è quel cuoco,
l’arrosto è il gran mondo.


Come mia consuetudine mi auguro che abbiate trovato, in questa carrellata di poesie così diverse, quella di vostro gradimento.

A questo punto non mi resta altro da aggiungere se non

Buon Agosto a tutti voi da Mastrogessetto!

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